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Mattia Zanotti, December 2 2019

A COSA SERVE STUDIARE? 3 MOTIVI PER NON SMETTERE MAI DI IMPARARE

Diciamoci la verità, è successo anche a te almeno una volta nella vita.

Sei seduto in aula, hai lo sguardo perso fuori dalla finestra e non vedi l’ora che finisca la lezione a cui stai partecipando.

Ascolti in modo distratto il tuo professore che sta parlando di cose che sembra capire solo lui. Cose che, anche se poi magari le capisci, ti sembrano comunque inutili.

Alla fine, quando mai userò queste cose nella mia vita?

Questa è la domanda che ti poni ogni volta che ti metti su un libro.

Certo, poi studi: devi prendere un buon voto nella prossima verifica, devi superare quell’esame che ti separa dalla laurea.

Eppure continui a chiedertelo, un libro dopo l’altro.

A cosa mi serve studiare questa cosa?

Ci tengo a dirti che non sei affatto solo, anzi. È successo anche a me, alle scuole superiori e all’università.

Studiare e imparare sono attività difficili e impegnative. E quanto più una cosa è difficile e impegnativa tanto più i risultati si fanno attendere.

La conseguenza? Abbiamo spesso la tentazione di mollare perché ci sembra che non ci stia portando da nessuna parte. Non ci troviamo un senso.

Ecco che, allora, diventa fondamentale trovare una ragione per non fermarci e studiare anche quella declinazione latina, quella formula geometrica.

Vorremmo ricevere la certezza che un domani queste cose ci torneranno utili nella vita vera, quella vissuta fuori dalle aule scolastiche e universitarie, nel mondo del lavoro.

Voglio essere sincero sin da subito con te. Io non posso offrirti questa certezza.

Certo, potrei raccontarti di quanto studiare il latino mi sia stato utile per imparare a far fatica, a pensare, a gerarchizzare le informazioni e poi a ragionare.

Sai cosa mi risponderesti? «Queste cose posso apprenderle senza dover studiare la perifrastica passiva e Cicerone!». E avresti ragione.

Dobbiamo trovare il nostro perché. E il perché è un fatto strettamente personale.

Ognuno ha la sua motivazione, non ci sono storie.

Se continui a leggere, però, io posso aiutarti ad avere la ragionevole fiducia che quello che stai studiando, tutto quello che stai studiando sul serio, avrà un'utilità in futuro.

Come posso farlo? Semplicemente offrendoti 3 validissime ragioni per continuare a studiare e imparare il più possibile.

1. Vedere le cose con occhi diversi

La nostra conoscenza ci condiziona in un modo molto particolare, che a volte non comprendiamo del tutto.

C’è un racconto che mi piace molto.

Un discepolo chiese al suo maestro: «Maestro, come raggiungere l’illuminazione?»

«È molto semplice» rispose il maestro. «Per raggiungerla, devi fare esattamente quello che fai ogni mattina per far sorgere il sole».

Perplesso, il discepolo si grattò il capo chiedendosi che cosa potesse mai fare lui per far sorgere il sole.

Dopo lunga riflessione, arrivò alla conclusione che, in fondo, non faceva assolutamente nulla.

«Ma allora, a che scopo studiare […]?» chiese al maestro. «A che serve tutto ciò?»

«Affinché, quando il sole sorge, tu abbia realmente gli occhi ben aperti».

Ogni cosa che impariamo, ogni cosa che studiamo e davvero interiorizziamo, ci apre gli occhi. Cambia il nostro modo di vedere le cose e le situazioni in cui ci troviamo.

Tutte le nostre conoscenze acquisite e le esperienze che abbiamo fatto condizionano ciò che pensiamo e “vediamo” ora. Avere gli occhi ben aperti ha effetti davvero rilevanti nella nostra vita.

Non sei convinto? Lascia che te lo dimostri.

Un giorno a Ladislao José Bíró, un giornalista eclettico dedito a progettare e a costruire diversi apparecchi, capitò di osservare dei bambini che giocavano a biglie, e si accorse che le sfere, dopo essere passate in una pozzanghera, lasciavano per terra una traccia uniforme e regolare.

Da quel momento iniziò a studiare il modo di inserire una piccola sfera nella punta di una penna per scrivere così da ottenere lo stesso effetto. È nata così la penna a sfera.

Il sig. Biró ha guardato una situazione normale e quotidiana con occhi diversi, ben aperti. E questo grazie alla sua conoscenza e alla sua esperienza.

Più cose sappiamo e conosciamo, meglio analizziamo le situazioni.

2. Finché non sai una cosa, non sai di poterla sapere

Prima di venire a conoscenza di questo aneddoto non avevo mai fatto caso al fatto che il funzionamento delle penne a sfera potesse essere legato al movimento delle biglie.

Da quando l’ho scoperto, però, non posso fare a meno di guardare in modo diverso e più consapevole l’effetto dell’inchiostro che esce sulla pagina. Capiterà anche a te dopo averla letta, credo.

Questo modo di “vedere” ti sarebbe mai venuto in mente prima? A meno che tu non avessi già delle buone conoscenze in questo campo o un intuito fuori dal comune, probabilmente no.

E sai perché? Finché una cosa non la sai, non sai neanche di poterla sapere.

Mi spiego. Ti sarà sicuramente capitato di pensare: “A cosa mi serve imparare a memoria questa poesia? Posso cercarla quando mi serve”. Lo stesso vale per una formula, una data, una nozione.

Non preoccuparti, siamo in due. In ogni caso, possiamo senz’altro farlo, possiamo cercare quello che ci serve quando ci serve. A maggior ragione ora che qualsiasi cosa può essere cercata online.

Il rischio, però, è che uno magari si convince che non serva studiare e imparare nulla. Tanto lo posso cercare, no?

La questione è che ci metteremmo a cercare cose che non conosciamo o non conosciamo sufficientemente bene. Cosa cerco se non so cosa mi serve?

È la nostra conoscenza che ci permette di creare pensieri, collegamenti e rimandi tra i nostri ragionamenti e le cose che ascoltiamo, leggiamo e vediamo o le situazioni in cui ci capita di trovarci.

Così troviamo un senso a ciò che ci accade.

Se non sei convinto, prova a fare l’esperimento che Douglas Corey propone in un articolo che ha ispirato questo post.

Studia a memoria una citazione, quella che vuoi. A me piace molto: «Siamo formati dai nostri pensieri. Noi diventiamo quello che pensiamo».

Fissala in testa ripetendola. Fallo per qualche giorno e fai caso a quante volte ti capita che quella frase ti venga in mente. Ti succederà molte volte.

Avresti potuto cercare quella citazione in qualsiasi momento, ma se non l’avessi studiata a memoria non ti sarebbe mai venuto in mente di metterti a cercarla perché particolarmente adatta o utile in quella specifica situazione.

3. Unire i puntini

Qualcuno può sapere quando ti tornerà utile quello che stai studiando ora?

Non credo. Probabilmente neanche tu puoi prevederlo.

Non è per niente facile immaginare e indovinare in che situazioni ti troverai in futuro e, soprattutto, di che conoscenze avrai bisogno per affrontarle.

In questo discorso alla Stanford University Steve Jobs racconta della sua esperienza al college e dei suoi studi.

La parte centrale è quella in cui racconta di aver frequentato il corso di calligrafia senza che questo avesse alcuna speranza di trovare un'applicazione pratica nella sua vita.

Ma poi, dieci anni dopo, quando si trovò a progettare il primo Macintosh, gli tornò tutto utile e infatti lo utilizzò per il Mac, che è stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute.

«Certamente, all’epoca in cui ero al college era impossibile per me ‘unire i puntini’ guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. Insomma, non è possibile 'unire i puntini' guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all’indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire», dice Steve Jobs.

Quindi vale comunque la pena imparare anche se ci sembra che siano studi senza un’utilità immediata o futura? Probabilmente sì, «perché applichiamo le nostre conoscenze a situazioni che ancora non conosciamo o a situazioni in cui non sappiamo nemmeno quali conoscenze potremo applicare» dice Douglas Corey.

Imparare il più possibile di tutto paga sempre.


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