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Simone Razza, March 26 2019

COLLOQUIO DI LAVORO: COME FARSI NOTARE PRIMA DI ESSERE ASSUNTI

In questa nuova puntata di “startup e robe fighe” voglio parlarti di qualche consiglio che, nel tempo, mi è stato molto utile per aumentare la percezione delle aziende riguardo il mio valore personale e professionale.

Ho 3 succulenti ingredienti per la ricetta “soddisfatto o startuppato”:

Qualche giorno fa, come faccio spesso ultimamente, stavo scorrendo la bacheca di LinkedIn.

Essendo LinkedIn un portale per creare un vero e proprio profilo professionale agli occhi delle aziende, come ogni utilizzatore di LinkedIn sa, in feed capitano ogni tanto offerte di lavoro per i tuoi settori di preferenza.

Sai cosa ho notato facendomi un giro per quelle pagine?

Stesse offerte. Stesso modo di candidarsi. Stessa formuletta.

“Eh beh, grazie. Sono offerte di lavoro mica spettacoli stand-up”.

Certo, è vero. 

Però da che mondo è mondo le aziende sono fatte da esseri umani.

E gli esseri umani comprano influenzati dalle emozioni.

E quando un’azienda ti assume sta comprando te e il tuo lavoro.

Serve aggiungere altro?

Da questo si può dedurre che, se sei in grado di emozionare il team che valuterà la tua assunzione (o il tuo ingresso in un progetto), riuscirai a posizionarti su un livello incredibilmente più alto rispetto a tutti gli altri candidati.

E la sfida sarà vinta.

Nelle prossime righe vedremo 3 consigli per farlo.

Premessa: se non credi nel progetto, cambia azienda

Sì, l’ho detto.

“Si lavora per vivere, non si vive per lavorare”.

Questa l’ho già sentita.

Quindi te ne propongo un’altra.

“Lavora per vivere la tua vita al meglio”.

La felicità e la soddisfazione personale e professionale sono direttamente coinvolte nelle emozioni che un’azienda è capace di trasmetterti, che sia la tua o quella di qualcun altro.

Un settore che ti appassiona, una persona che ti permette di crescere, la tua visione del mondo che coincide con la loro.

Non scendo nei particolari. 

Se desideri approfondire il concetto di “Visione del Mondo” puoi partire da QUI (se ti piace la filosofia e come applicarla nel marketing).

Se il tuo pensiero, il tuo sistema di credenze, va nella loro stessa direzione non troverai solo un’azienda con cui passare buona parte del tuo tempo (che non tornerà più indietro), bensì una famiglia che soddisferà appieno il bisogno di appartenenza che ogni essere umano ha.

Ok, basta. 

Giuro che da questo momento chiudo il libro di filosofia e iniziamo sul serio.

Ti basti sapere che la tua felicità professionale è conquistata solo quando alla tua vita non aggiungeresti né toglieresti altro.

Nessuno è perfetto. Perché sembrarlo? Come mostrarsi meno perfetti e più disponibili

Billie Joe Armstrong, noto frontman della band Green Day, dice:

“La scuola è esercizio per il futuro e la pratica rende perfetti. Ma nessuno è perfetto, quindi perché esercitarsi?”

Tralasciando il messaggio comune che le loro canzoni vogliono trasmettere al pubblico, dato che al giorno d’oggi un pensiero simile condannerebbe qualsiasi giovane che aspira ad entrare nel mondo Digital, penso che un’ispirazione la possiamo trovare anche qui.

“Nessuno è perfetto. Perché sembrarlo?”.

Perché andarsi a complicare la vita su argomenti di cui magari abbiamo una conoscenza superficiale fingendo di essere gli ultimi prodigi usciti dall’accademia?

"Simo, fa figo.”

Eh già. Fa figo.

Vorrei fare un esempio più concreto per farti capire perché questo è un grandissimo errore.

Immagina di prenotare un hotel su un sito di prenotazioni. 

Guardi le foto. Stupende, fantastiche, da sogno

Una vacanza così gli altri possono solo immaginarla.

Arriva il giorno della partenza. Non vedi l’ora. 

Sei talmente euforico che quasi dimentichi a casa la valigia.

Atterraggio. Prendi il bagaglio. Con ansia arrivi all’hotel e trovi un panorama da sogno… e una scortesia che spingerebbe anche Crudelia De Mon a rintanarsi in un angolino.

“Ma come?? Ero sicuro che…”.

E invece niente, la vacanza è stata un susseguirsi di litigi e bisticci.

Ok, va bene. Potevi guardare le recensioni, potevi fare delle chiamate di prova, potevi chiedere al tuo alter ego venuto dal futuro.

Qual è la morale della storia, però?

Che la sincerità e la trasparenza pagano sempre nel lungo periodo, perché viene mantenuto positivo il rapporto tra mantenimento della promessa e aspettativa.

ATTENZIONE: mantenere l’aspettativa adeguata al nostro livello non significa svalutarsi di fronte al mercato.

Hai imparato a scrivere ottime lettere di vendita che farebbero comprare a un contadino l’olio del supermercato? Fallo vedere.

Hai imparato a fare delle campagne ads degne dei più grandi guru americani?  Fallo vedere.

Hai imparato migliaia di righe di codice a memoria perché il tuo cervello è un computer con 10 terabyte di RAM? Fallo vedere.

È la naturalezza con cui giochi le tue carte che ti darà quel valore in più.

Tieni a mente questa lista e l’indecisione fra te e qualcun altro sarà un ricordo preso, appallottolato e buttato nell’umido.

L’arma più potente: la proattività (e come sfruttarla al 100%)

Ti è mai capitato di tornare a casa convinto che per cena non ci fosse niente e ti trovi invece un piatto incredibilmente invitante fatto delle migliori prelibatezze?

A me, qualche volta, è capitato e posso assicurarti che la soddisfazione del piatto è niente rispetto a quella donata dall’effetto sorpresa.

Molti imprenditori utilizzano questa tecnica anche nel flusso di acquisto. In genere, quando si vuole offrire qualcosa, si cerca di ingigantire sempre tutti i vantaggi dell’offerta per invogliare l’utente a comprare.

Ci sono alcuni marketers che, però, oltre a fare questo, regalano un contenuto a sorpresa o qualche gadget speciale senza minimamente menzionarlo all’interno della canalizzazione.

I risultati sono sorprendenti. Le persone sono così contente che, senza nemmeno spingere l’invio di un feedback, ci si ritrova la casella email o la bacheca intasata di ringraziamenti.

Questo è esattamente ciò che vuol dire essere proattivi.

Fare qualcosa che l’altro non si aspetta o ancor prima che te la chieda. 

Essere sempre un passo avanti.

Avere una risorsa con questa fantastica soft skill in azienda è un vanto e un orgoglio.

“Ok Simo, bella lì. Ma come faccio a mostrarmi proattivo prima che l’azienda mi assuma? Come glielo dimostro?”.

Per questo basta semplicemente capire:

Ad esempio, se sei interessato alla posizione di blogger, non limitarti a mostrare alcuni tuoi vecchi articoli se li hai o il tuo sito web.

Ok, devi fare anche questo e sono d’accordo, ma dedica ancora più attenzione a ciò che puoi fare davvero per loro. 

In questo modo diventa qualcosa di più concreto che una semplice candidatura.

Prova, ad esempio, a scrivere per loro un articolo, un nuovo contenuto sulla base del loro Core Business e della loro Vision aziendale.

Stessa cosa, ovviamente, se sei un advertiser. 

Prova, sempre sulla base dei loro contenuti, a progettare una campagna pubblicitaria per il loro business cercando di capire cosa è meglio per loro.

Questa strategia potrebbe sembrare estrema e senza senso agli occhi di un professionista senior dall’esperienza ventennale (e per molti versi è perfettamente ragionevole) ma appare molto più efficace per un giovane studente a cui mancano casi studio concreti.

Inoltre, si adatta perfettamente al tuo percorso con start2impact.

Cosa ci può essere di meglio? 

“Non sembrerò troppo arrogante e spavaldo in questo modo?”.

È l’ultimo punto che affronteremo. 

Qualche accorgimento per non tirare troppo questo filo.

Non giudicare né confrontare il tuo lavoro con il loro

Per evitare che una strategia così pulita si possa sporcare di acido e dissolversi irrimediabilmente, hai bisogno di mostrare un te stesso più “neutro”.

Mi spiego meglio.

Dare consigli è perfettamente normale, lo facciamo tutti.

Giudicare qualcuno per qualcosa che ha fatto o che vuole fare? Chi più e chi meno ma almeno una volta nella vita lo abbiamo fatto tutti (chi dice di no probabilmente lo sta facendo anche in questo momento).

Agli occhi delle aziende non puoi sapere, però, se il tuo consiglio non richiesto susciterà una reazione positiva o negativa.

La soluzione è… non farlo passare per un consiglio.

Non consigliare, proponi e basta

Per esempio, anziché esprimere un’opinione diretta come “Secondo me, se la campagna fosse così…” potresti comunicare il tuo lavoro in questo modo: “Con questa campagna andremo ad aumentare le vendite, perché…”

Un parere oggettivo, senza pensieri personali o consigli, non rischierà di urtare la sensibilità professionale del team esaminante.

E sarai anche più figo, parliamoci chiaro.

Ultimo consiglio per cominciare a trasformare il tuo lavoro in personal branding

Prima di tutto, è necessario fare un doverosissimo appunto.

Cos’è realmente il personal branding?

In realtà, tutti sappiamo cos’è ma allo stesso tempo non lo sa nessuno.

Prova a pensarci.

Quante volte lo hai sentito nominare?

Sapresti dare ora, in questo momento e senza continuare a leggere, una definizione di cos’è per te il personal branding?

Non è il marchio, i colori, la promessa o il contenuto. O meglio, lo sono ma come parte di una grande galassia.

Il personal branding è il come vieni percepito dal pubblico. Cosa il pubblico percepisce quando vede la tua bellissima faccia da attore americano e ciò che combini su tutti i canali media.

Ottimizzando il lavoro che fai per te o per altre aziende riuscirai a prendere due piccioni con una fava.

Come? Pensa ad un articolo che hai scritto per un’azienda di tecnologia o una campagna pubblicitaria per un’agenzia di consulenza web.

Il primo, sul tuo profilo LinkedIn, potrebbe diventare un post sulle nuove tecnologie con qualche ritocco e la seconda un piccolo contenuto di formazione sul retargeting o su altre strategie che hai pensato proprio per un’agenzia di consulenza web.

Naturalmente, questo contenuto rimarrà in forma anonima, come fosse un semplice lavoro per te stesso.

Un buon modo per ottimizzare candidature e personal branding, no? 

Lo diceva anche un famoso Maestro Shaolin.

“Se con start2impact il lavoro figo vuoi trovare, il tuo valore devi dimostrare”.

Written by

Simone Razza

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