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Arianna Branca, October 14 2019

VALERIA CAGNINA: STRAVOLGERE IL MONDO DELL'EDUCAZIONE CON LA ROBOTICA

"Con determinazione e duro lavoro si arriva dove si vuole".

Ecco una nuova storia del nostro viaggio motivazionale – la rubrica in cui intervisterò donne di successo nel digitale, nella tecnologia e nell’imprenditoria – che vogliono condividere la loro esperienza per favorire l’empowerment di altre donne.

Oggi conosceremo Valeria Cagnina, classe 2001, di Alessandria, tra le donne più influenti nel mondo del tech.

Il suo motto è “Niente è impossibile”, e lo sta dimostrando!

A 14 anni speaker al TEDxMilanoWomen e al Senato della Repubblica.

A 15 anni studia al MIT di Boston al Dipartimento di Robotica (migliore università al mondo).

A 16 anni fonda la sua scuola in cui insegna robotica e tech ai bambini.

A 17 anni è la più giovane tra le 50 donne italiane più influenti nel mondo del tech.

Oggi ha 18 anni e non finisce mai di stupirci, fa parte della lista dei 30 under 30 di Forbes, i giovani che guideranno il futuro!

In questo articolo scoprirete particolari interessanti sulla sua storia, gli ostacoli che ha incontrato e i suoi consigli.

Iniziamo!

"Non bisogna per forza annoiarsi su un banco di scuola"

A: Vedo che viaggi molto, a soli 14 mesi avevi visitato già 14 Paesi!

 Quanto ha inciso nelle tue scelte la visione globale che hai maturato negli anni?

 V: Ho maturato questa visione globale senza neanche rendermene conto.

Per me è sempre stato normalissimo viaggiare e farlo in qualsiasi contesto, dai posti più tech ai più poveri e sperduti nel mondo.

Questo mi ha sicuramente insegnato a capire che la nostra realtà, l’orticello in cui viviamo, non è l’assoluto, ma solo un piccolissimo aspetto del mondo.

Ho visto la diversità, la relatività dei problemi, le soluzioni creative adottate.

Ho assorbito tutto in maniera, per me, normale. 

Ma la vera svolta nel mio modo di pensare è stata sicuramente l’esperienza al MIT di Boston.

Ho passato l’intera estate a Boston a 15 anni. 

Al MIT ero senior tester del progetto Duckietown con il compito di seguire i tutorial universitari per realizzare un robot autonomo in grado di muoversi in una città di papere, fermarsi agli stop, evitare i pedoni (papere), il tutto mediante un solo sensore: la telecamera. 

Dovevo semplificare questi tutorial e renderli fattibili anche per i ragazzi delle superiori.

Lì ho imparato che l’educazione può essere divertente e giocosa e non bisogna per forza annoiarsi su un banco di scuola (come avevo sempre fatto io!).

Perché ho abbandonato la scuola

A: Mentre frequentavi le superiori ad Alessandria hai studiato in vari Paesi e hai iniziato a gestire la tua azienda.

Perché a scuola non hanno accettato ciò e sei stata costretta ad abbandonare, nonostante gli ottimi voti?

V: Perché la scuola oggi in Italia è completamente avulsa dalla realtà!

È formalità, noia, appiattimento.

Quella che ho sempre conosciuto io poi, a tutti i livelli, è andata ben oltre.

Fallimento, invidia, frustrazionetrasmessa agli studenti ogni giorno, per mezza giornata, per anni e anni della loro vita.

A scuola si insegna che apprendere è noioso, allo studente medio non piace nessuna materia scolastica perché tutte vengono insegnate nel modo sbagliato.

È folle che ai bambini piaccia solo ginnastica perché possono correre e non sono costretti per ore su un banco di scuola. 

È indice di una scuola incentrata su chi insegna e non su chi impara.

Certo, ci sono le eccezioni, me lo sento sempre dire e non nego che ci siano: ho conosciuto tanti insegnanti motivati, ma non sono che una minima parte di quelli che pensano di esserlo.

E in ogni caso si trovano ad operare in un mondo antico, sconnesso dalla realtà che nulla sa del mondo là fuori e di quello che capita. 

Non parliamo poi del mondo del lavoro!

Ho appena dato l’esame di maturità con un dizionario cartaceo: sono almeno 15 anni che il mondo là fuori non usa più il dizionario cartaceo ma usa internet, le app o Google Home.

La polizia postale è venuta nella mia scuola a parlare del web per dirci (in un istituto tecnico ad indirizzo informatico!) che internet andrebbe utilizzato dopo i 18 anni.

Il modo perfetto per creare disoccupati.

Parlano di robot e fanno vedere video in cui i robot conquistano il mondo, anziché far vedere le potenzialità del mondo in evoluzione e quali sono i mille lavori nuovi che la robotica crea e che oggi, con i tassi di disoccupazione italiana, hanno infiniti problemi di ricerca di personale adeguatamente formato.

Non sanno distinguere tra robotica e fantascienza.

La scuola oggi cerca di appiattire tutti per farli aderire ai loro schemi creati centinaia di anni fa.

Se qualcuno va oltre e non si adegua, è fuori e viene isolato.

Al termine della 4° superiore la preside dell’istituto che frequentavo ha sentenziato:

"O molli tutto quello che fai o non ti ammettiamo alla maturità il prossimo anno!"

Io ho ovviamente mollato la scuola!

Ho fatto un cambio di residenza da minorenne con tutti i problemi che questo ha creato per poter dare la maturità in un altro istituto e la mia situazione è stata ignorata da tutto "il sistema" a tutti i livelli, nonostante le sollecitazioni: provveditore, ufficio regionale,… fino al ministero.

Tutta la piramide è malata!

Non tutti hanno a 13/15/18 anni la forza e il supporto familiare che ho avuto io per ‘ribellarmi’ al sistema.

Sono arrivate persino lettere dall’avvocato ai miei genitori. Follia!

Oggi ne rido e dico che avrei dovuto abbandonare prima la scuola, ma è stata dura quando ero piccola, molto dura.

Purtroppo la maggior parte dei ragazzi si arrende e si adegua all’appiattimento, salvo poi scoprire molto tardi – o non scoprirlo affatto! – che la propria strada era un’altra.

Pensate al prezzo che ognuno paga in termini di insoddisfazione e frustrazione.

È questa la peggior sconfitta della scuola a cui bisogna porre rimedio e bisogna farlo in fretta.

 A: Durante il tuo percorso qual è stato il principale ostacolo che hai incontrato e come lo hai superato?

V: Sicuramente la scuola che ha cercato in tutti i modi, per tanti anni, di ostacolarmi e cercare di farmi mollare tutto.

L’ho superato con il supporto della famiglia da piccola e con la mia determinazione (o testardaggine!) crescendo!

Non mi sono mai fermata davanti a un no e ho sempre trovato un modo differente per raggiungere i miei obiettivi.

Questo a volte può sembrare frustrante, ma alla lunga paga eccome!

Faccio ogni giorno quello che più mi piace

 A: Quando si chiude una porta, si apre un portone: raccontaci una delle sorprendenti esperienze che ti hanno fatto comprendere ciò.

V: La decisione di abbandonare la scuola non è stata presa a cuor leggero, anche perché mediamente ho avuto tutti contro.

La scelta poi di renderla pubblica per cercare di far vedere ai tanti ragazzi nella mia situazione che una strada è sempre possibile, non importa se dentro o fuori dalla scuola, non ha fatto altro che amplificare i problemi.

Tutto il mondo scolastico online parlava di me, e non ti dico i post deliranti di certi insegnanti e/o i commenti in certe pagine.

L’anno precedente l’ho passato a rincorrere le urgenze.

Per cercare di accontentare la scuola e far convivere le cose, facevo cose folli, notti in viaggio e direttamente a scuola senza dormire perché loro volevano la presenza.

Studiavo tra uno speech e un laboratorio coi manager, saltavo i pranzi per poter fare tutto.

E nonostante questo la scuola si è accanita e mi ha sbattuto la porta in faccia.

Contemporaneamente incontro Francesco. In soli 4 mesi passiamo da semplici sconosciuti a soci fondatori della nostra Azienda di Robotica Educativa OFpassiON.

Scopro di avere un sacco di tempo in più a disposizione e poter fare tutto (per la maturità ho studiato una settimana prima dell’esame di tutte le materie di tutto l’anno e sono uscita con 90/100!).

Ma soprattutto scopro che insieme possiamo evolvere, progettare, ampliare, far crescere sempre di più la mia idea iniziale e soprattutto, divertirci costantemente in quello che facciamo!

Sono libera e non sono più costretta a cose inutili e a perdite di tempo!

Faccio ogni giorno quello che più mi piace

Sono 10 i portoni che si sono spalancati!

Cos'è OFpassiON?

A: Insieme a Francesco Baldassarre – Co-Founder e Mentor della scuola – gestisci i laboratori, fai speech, costruisci robot, ma soprattutto, ti diverti molto!

 Qual è la cosa che ti dà più soddisfazione?

V: La sinergia che riusciamo ad avere in ogni attività e il modo in cui riusciamo a trasmettere il nostro entusiasmo a chi ci circonda cercando di far scoccare qualche scintilla di passione nei Dreamer di ogni età.

A volte basta poco, il solo far vedere che si può arrivare, che si può fare anche se tutti dicono di no, che un altro modo positivo e propositivo di vedere il mondo è possibile, fa scattare la scintilla.

Per qualcuno parte poi una serie infinita di scuse, ma per altri si accende qualcosa che li porterà lontano.

Impossibile sapere dove, l’importante è che sia la strada per la felicità!

Nei bambini questo è ancora più semplice.

Essere parte, con il nostro piccolo tassello, del loro percorso educativo che li porterà lontano e verso la felicità.

Esiste forse soddisfazione più grande?

Stravolgere il mondo dell’educazione

A: Qual è la tua mission in OFpassiON?

V: La nostra idea ambiziosa è quella di stravolgere il mondo dell’education per fare in modo che ogni bambino – e ogni persona in generale! – possa imparare in modo positivo e divertente.

Qui la scuola è ancora arretrata, noiosa, ripetitiva e quasi mai al passo con il mondo, che procede alla velocità della luce.

Vogliamo partire proprio dalla provincia italiana, dove ci sono meno possibilità.

Ecco perché abbiamo scelto Alessandria come nostra sede e non Milano, Berlino, San Francisco o Boston anche se probabilmente sarebbe stato più facile (da noi non arriva neppure la fibra!).

Vogliamo dare la possibilità a tutti a 360 gradi e dimostrare che si può!

L’apprendimento può essere divertente e piacevole, solo così i Dreamers (così chiamiamo chi partecipa alle nostre attività) saranno naturalmente disposti ad apprendere in maniera continua per tutta la vita, competenza oggi indispensabile e imprescindibile che purtroppo non viene trasmessa abbastanza.

Francesco ed io nei nostri speech e laboratori cerchiamo di utilizzare la robotica che è la nostra passione per aiutare i Dreamers ad andare nel mondo con curiosità, ad esplorare, a scoprire – ad ogni età! – le loro passioni.

Se tutti potranno fare, come facciamo noi ogni giorno, un lavoro soddisfacente ed appagante, nessuno lavorerà un solo giorno della propria vita e il mondo sarà un posto migliore per tutti!

A: Ripeti spesso che il dizionario è l'unico posto dove il "successo" viene prima di "sudore".

Condividi con noi le abitudini che segui ogni giorno per allenarti e migliorare te stessa?

 V: Forse proprio il non avere abitudini.

Non faccio nulla di particolare, sono così: cerco di prendere spunto da tutto e da tutti!

Non abbiamo mai un giorno uguale ad un altro, non esiste una routine standard.

Frequentiamo tanti ambienti molto diversi tra loro da cui cerchiamo di cogliere il meglio. 

Questo permette sicuramente di ossigenare molto il cervello, far nascere sempre nuove idee.

Viaggiare e muoversi aiuta, ma a volte è sufficiente "viaggiare" nell’ufficio accanto, nell’azienda accanto, parlare con le persone, fare domande, incontrare le esperienze diverse, confrontarsi.

Gli stimoli sono ovunque, basta non limitarsi a parlare del meteo!

Siete le uniche responsabili delle vostre scelte

A: Sei una delle poche donne che opera nel settore STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematic), a frenare le altre ragazze vediamo che sono la mancanza di pari opportunità e modelli femminili di riferimento come te.

Lanci un messaggio alle lettrici che vorrebbero intraprendere un percorso nel mondo del tech?

V: Io credo che prima ancora di questo, siano le famiglie e la scuola coi loro stereotipi così radicati a frenare altre ragazze.

Lo vediamo ogni giorno con le persone con cui entriamo in contatto.

A parole è tutto bello, ma a volte gli stereotipi sono assurdi perché vistosi ed eclatanti nella loro follia e altre volte si insinuano subdoli e sono i peggiori perché può essere difficile riconoscerli.

Alle ragazze posso solo dire di non farsi condizionare da chi sta loro intorno, di non ascoltare chi dice che non ce la fai o chi dice che "si è sempre fatto così".

Uscite dal vostro orticello, andate a vedere altrove come gira il mondo.

Con 50 euro oggi si raggiungono le capitali europee, entrate negli ambienti che vi interessano: oggi bastano un computer e una connessione!

Magari scoprite che esistono persone e professionalità di altissimo livello che possono farvi da mentor solo per il piacere di aiutare a sviluppare i talenti.

Ce ne sono tantissime!

Fatevi consigliare da loro e analizzate sempre con spirito critico la realtà.

Non abbiate paura di prender decisioni.

Siate voi, nel bene e nel male, le uniche responsabili delle vostre scelte!

Prima ancora però, credete in voi stesse, siate determinate a raggiungere il risultato e soprattutto non fatevi fermare: le porte sbattute in faccia fanno parte del gioco.

L’importante è non arrendersi mai e non scoraggiarsi.

Niente è impossibile!

Con determinazione e duro lavoro si arriva dove si vuole, ricordandosi sempre che solo sul dizionario successo viene prima di sudore!

Conclusioni 

Talento, passione ed energia mi ha trasmesso Valeria con le sue parole!

Il suo percorso, non convenzionale e criticato da molti, l'ha portata a sentirsi soddisfatta nel fare cosa le piace di più e ad emergere nel mondo del tech.

Spero che possiate giungere anche voi un giorno a questa fantastica destinazione, nel frattempo mi auguro che possiate trarre ispirazione dalla sua esperienza.

Alla prossima, Arianna


Leggi le tre storie precedenti della serie:

Marta Ghiglioni: A 26 anni tra le donne più influenti nel digitale

Come ho superato la timidezza e fondato una startup pluripremiata - Mary Franzese

Donne di successo nel digitale - Virginia Tosti

Written by

Arianna Branca

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