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Storie di successo

Come sono diventato UX/UI Designer: l’importanza di porsi le giuste domande

Siamo abituati a dare per scontato il fatto che la scuola e l’Università ci preparino ad affrontare nel migliore dei modi il mondo del lavoro, ma è davvero così? Mi chiamo Federico, ho 22 anni e questa è la storia di come sono diventato UX/UI Designer.

Siamo abituati a dare per scontato il fatto che la scuola e l’Università ci preparino ad affrontare nel migliore dei modi il mondo del lavoro, le insidie della vita professionale, le relazioni con clienti e colleghi… 

Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Mi chiamo Federico, ho 22 anni e grazie a start2impact ho trovato la mia strada. 

Bene, ora che abbiamo fatto un balzo alla fine della storia, riavvolgiamo il nastro e ripartiamo da dove tutto è iniziato: ecco come sono diventato UX/UI Designer.

Uscire dagli schemi

Alle scuole medie la mia professoressa di matematica mi odiava.

Faccio ginnastica artistica da quando avevo 5 anni, ho sempre conciliato scuola e sport fin dalle elementari, ma questa cosa a lei non andava giù. 

Così un giorno, ai colloqui con i miei genitori, disse a mia mamma che avrei dovuto scegliere tra scuola e ginnastica.

Indovinate cosa ho scelto?

Esatto, ho continuato a fare entrambi.

In un certo senso mi ritengo fortunato, studio e assimilo le cose in fretta, per questo sono sempre andato bene sia a scuola che nello sport.

Ora vi starete chiedendo: “Federico, ma non dovevi raccontarci di come sei diventato UX/UI Designer? Cosa c’entra questa storia con il tuo percorso?”.

È tutta una questione di prospettiva: secondo lei scuola e sport non potevano coesistere, non si poneva la questione di come potermi aiutare ad eccellere in entrambi, ma si limitava a mettermi i bastoni tra le ruote.

Ero fuori dagli schemi, e questa cosa non le andava giù.

studiare su start2impact

Lezioni dallo sport

Se c’è una cosa che la ginnastica mi ha insegnato (oltre alla capacità di superare le proprie paure) è l’abilità del saper risolvere i problemi velocemente: il famoso problem solving.

Vi faccio un esempio.

Quando sei sugli attrezzi, non hai tempo di pensare… o meglio, non pensi. 

Ogni movimento dura al massimo un secondo: in quel secondo ci sono mille cose che possono andare storte, e per ognuna di esse devi essere pronto ad una soluzione, a modificare qualcosa del tuo corpo nell’istante successivo.

E così via, finchè non hai rimesso i piedi a terra, o le mani sulle parallele.

Così è nella vita, soprattutto nello sviluppo adolescenziale e nella ricerca del nostro scopo.

Ogni giorno ci troviamo di fronte ad interrogativi nuovi, siamo costretti a confrontarci con noi stessi, a mettere in discussione quello che eravamo ieri per costruire quello che saremo domani, anche se spesso non abbiamo la più pallida idea di chi vogliamo essere.

Porsi delle domande… Tante domande

trovare lavoro come ux/ui designer

Quando mi sono trovato di fronte alla scelta dell’Università mi sentivo spaesato. 

Davanti a così tante opzioni non sapevo che fare, così ho iniziato a pormi delle domande… tante domande.

Quella che si è rivelata decisiva è stata: “Cosa mi piace fare?” 

Può sembrare banale, ma in quanti hanno il coraggio di porsela? 

In quanti prendono una decisione pensando solamente alle opportunità di lavoro che potranno avere con una facoltà piuttosto che con un’altra?

Amavo la psicologia, ma non volevo diventare psicologo.

Sono sempre stato una persona pragmatica, così ho cercato una facoltà dove potessi applicare la psicologia in ambiti più concreti, avere un’influenza sulle persone.

A settembre 2017 ho iniziato il corso di laurea in Scienze Psicosociali della Comunicazione (un nome complicato per dire Comunicazione e Psicologia). 

Ero contento e soddisfatto della mia scelta: potevo approfondire le mie conoscenze sulla psicologia ed applicarle in contesti che incontravano la mia passione per il mondo tech, quali l’Advertising, il Digital Marketing o il Web Design. 

Va bene studiare, ma poi?

I tre anni di studio a Milano sono volati.

In un attimo ero di nuovo davanti ad un’altra scelta, questa volta ancora più difficile.

Continuare con l’Università o iniziare a lavorare? Questo era il dilemma.

E se avessi scelto la seconda, con quali competenze? Quale figura avrei potuto ricoprire?

Insomma, non mi sentivo affatto formato adeguatamente per poter ricoprire un ruolo coerente con quello che avevo studiato.

Avevo la sensazione di sapere tutto e niente. Sentivo di aver toccato molti campi, ma solo in modo superficiale e sotto l’aspetto teorico. 

In poche parole, sapevo molte cose, ma non sapevo fare nulla.

Come se non bastasse, erano molte la persone che mi spronavano a continuare il percorso universitario “perché sai, avere un pezzo di carta è importante al giorno d’oggi!”.

come sono diventato ux/ui designer

Tertium non datur (una terza soluzione)

Non è facile ignorare i consigli dei tuoi genitori o degli ex-insegnanti in merito al tuo percorso, specialmente se sai che le dicono per il tuo bene.

Nel frattempo, però, mi ero reso conto di una cosa: i loro consigli si basavano su convinzioni e preconcetti che secondo me non erano applicabili al mondo del digitale.

Il famoso pezzo di carta non ti serve per trovare lavoro in campi come la User Experience Design, ma è necessaria tanta pratica e voglia di fare.

Così, ancora prima di laurearmi, avevo già un asso nella manica per iniziare a costruire il mio futuro post-Università.

La formulazione della mia domanda sul da farsi perciò non era più “Continuo con una laurea magistrale o inizio a lavorare?”.

Ma a queste due opzioni se ne era aggiunta una terza: start2impact.

Il coraggio di intraprendere strade nuove

come sono diventato ux/ui designer

Ho iniziato la mia esperienza con start2impact a marzo 2020, in piena quarantena, durante l’ultimo anno di Laurea, con tesi, tirocinio ed alcuni esami ancora da dare.

Non era il periodo perfetto per aggiungere impegni a ciò che già avevo, ma sentivo che le altre strade non mi avrebbero portato soddisfazione, felicità o anche solo quel senso di pace interiore che si prova guardando al futuro e sapendo che ci si trova sul giusto percorso.

È la zona di comfort che ci frega.

Sembra banale dirlo, ma finché non si prova sulla propria pelle, non ci si rende conto di quante opportunità e soddisfazioni ci aspettano appena al di fuori di questo limite mentale.

Sapete quel detto che recita più o meno: “Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto”. Ecco, ci vuole coraggio per fare quelle cose, ma la soddisfazione è garantita.

Ho riposto talmente tanta fiducia in start2impact che – ad essere sincero – non sapevo cosa avrei fatto se non avesse funzionato.

A novembre 2020, però, dopo tanta pratica e svariati progetti (e molti obbrobri grafici) ho finalmente ottenuto il ruolo verificato e sono diventato Junior UX/UI Designer. 

Credevo fosse un traguardo, ma era solamente un nuovo inizio.

ux/ui design start2impact

La parte più divertente: trovare lavoro

A ripensarci, è stato davvero divertente trovare lavoro. 

Non mi aspettavo di essere seguito in questo modo: Alessandro, Community Manager e Gherardo, CEO di start2impact, mi hanno fatto sentire talmente a mio agio in questa fase così delicata, che sentivo di essere veramente padrone delle mie capacità e di poter affrontare i colloqui che mi proponevano in modo sereno.

Questo mindset mi ha permesso di essere me stesso durante i colloqui, raccontare la mia storia ed esprimere le mie visioni per il futuro; inoltre, ho sempre sottolineato anche i miei limiti, difetti e le aree in cui ho meno competenza: mai sottovalutare il potere della sincerità.

Così a febbraio, dopo un breve periodo di ricerca, ho iniziato a lavorare come UX/UI Designer in una startup.

La parte che più mi affascina però, non è il fatto di essere riuscito a trovare lavoro, ma di aver assunto una posizione per la quale avevo studiato, non un lavoro qualunque.

È stato interessante, infine, avere l’occasione di poter ricoprire un piccolo ma importante ruolo nella community di start2impact, più precisamente nel gruppo di UX/UI Design. 

Quando Alessandro mi ha chiesto se volessi diventare Referente Mastermind del gruppo, non ho esitato a dirgli di sì.

Avere la possibilità di organizzare eventi e sessioni di dibattito e confronto con gli altri designer in Community, oltre che ad essere divertente e stimolante, è un’ottima occasione per approfondire tematiche di nicchia del nostro settore e condividere la mia esperienza.

Quali sono le prossime domande?

lavorare come ux/ui designer

Eccoci arrivati alla fine della storia di come sono diventato UX/UI Designer studiando su start2impact.

L’arte di porsi le giuste domande non si studia, ma si impara a proprie spese. 

Mettersi sempre in discussione è il punto di partenza e la chiave per migliorare e puntare sempre più in alto.

Tuttora non so quale sarà il mio futuro, tutto è ancora in gioco e tutto può ancora succedere.

Vivere con la consapevolezza che tutte le strade davanti a me sono ancora aperte mi rende felice ed affamato di risposte.

Per averle, però, non bisogna smettere di porsi domande: sui propri obiettivi, sulle proprie aspirazioni e ogni tanto darsi anche qualche risposta non fa male!

Ma ricordate: la qualità delle risposte dipende sempre dalla qualità delle domande che ci poniamo.

Altrimenti rischiate di ritrovarvi con un sacco di 42 e qui sì che sono guai!


Se anche tu, come Federico, vuoi intraprendere una Carriera nei Lavori del Futuro, dai un’occhiata ai percorsi offerti su start2impact.


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