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Arianna Branca, September 9 2019

COME HO SUPERATO LA TIMIDEZZA E FONDATO UNA STARTUP PLURIPREMIATA - MARY FRANZESE

“[…] ci si ferma, ci si pone delle domande, e si riparte con sulle spalle uno zaino di nuovi insegnamenti”.
Mary Franzese. Co-Founder & CMO – Neuron Guard, Board Member & SMM – Womentech.

Continua il nostro viaggio motivazionale - la rubrica in cui intervisterò donne di successo nel settore del digitale, della tecnologia e dell’imprenditoria - che vogliono condividere la loro esperienza per favorire l’empowerment di altre donne.

Virginia Tosti, Co-founder e Head of Growth di start2impact è stata la prima a lanciare un messaggio importante alle imprenditrici di domani.

Attraverso la sua intervista abbiamo visto cosa fare per muovere il primo passo per raggiungere i propri sogni.

Oggi ci soffermeremo su due principali ostacoli che sorgono all’inizio del percorso di molte donne: la paura di fallire e la timidezza.

Capita spesso di trovare un settore che ci piace, iniziamo un percorso, ma non riusciamo ad immergerci completamente in esso perché il timore di poter fallire e la timidezza sopraggiungono.

Come fare allora per uscire da questa situazione?

In questo articolo scopriremo l'esperienza e i consigli su ciò di Mary Franzese, Co-Founder & CMO – Neuron Guard, Board Member & SMM – Womentech.

Nel 2017 è stata menzionata da Wired Italia tra le 50 persone da tenere d’occhio ed è giunta tra le finaliste dello European Prize for Women Innovators.

Si definisce una sognatrice testarda, non teme i fallimenti, ma li vede come momenti di crescita.

Anche lei però, ha avuto dei problemi di timidezza e nelle prossime righe, in cui parla del suo percorso, spiega come li ha superati.

A: Ciao Mary, spero che conoscere la tua storia possa essere d’aiuto e di ispirazione per migliaia di lettrici, proprio come lo è stata per me. 

Iniziamo dal tuo percorso: 

A 18 anni volevi entrare nell'azienda di famiglia, ma hai ricevuto il rifiuto di tuo padre. Come hai vissuto ciò?

M: All’inizio male, mi sono sentita “messa da parte”, rifiutata da chi mi aveva messa al mondo, protetta, e anche tanto viziata, sin dal primo giorno di vita.

Ero molto legata a quell’attività e ci tenevo a poter essere di aiuto. 

Ho poi lasciato casa e mi sono trasferita dall’altra parte dell’Italia, a circa 850 km.

Una distanza che ha abbassato qualunque barriera territoriale e mi ha lanciata verso esperienze di studio e di lavoro all’estero

Con il tempo, acquisita consapevolezza di chi fossi e raggiunto un livello maggiore di maturità, ho rivisto tutto con occhi diversi: quel rifiuto è stato il dono più bello mai ricevuto da mio padre perché mi ha dato la possibilità di andare oltre una scelta “ovvia” che non mi avrebbe mai portata a diventare la donna che sono oggi.

A: Ciò che segna, insegna: qual è stato l'errore più grande che tu abbia mai fatto e che lezione hai imparato da esso?

M: Definisco gli errori esperienze di vita.

Da qui quella citazione che è diventata la mia preferita.

Ho commesso l’errore di aver dato per scontato il raggiungimento di determinati obiettivi non dedicandomi abbastanza allo studio e all’approfondimento di aspetti non legati al mio settore.

Ho così poi rivalutato il mio ruolo in azienda cominciando ad appassionarmi ad argomenti nuovi che sono poi diventati il mio cavallo di battaglia.

La lezione che ho imparato? 

Che nella vita nulla accade per caso

Se una cosa la vuoi, devi desiderarla e farla tua.

Devi saper aspettare, avere pazienza e caricarti di tanta umiltà perché nessuno vale più o meno di te e da tutti possiamo apprendere qualcosa.

Così ho imparato che servono la passione per quello che si intraprende, la curiosità per tutto quello che non è noto, il coraggio di non essere fermi e cambiare punto di osservazione e prospettiva, e la capacità di accettare che nella vita qualcosa può andare storto o diversamente da come lo avevamo immaginato.

In questi casi, ci si ferma, ci si pone delle domande, e si riparte con sulle spalle uno zaino di nuovi insegnamenti. 

A: In un periodo della tua vita ti sei sentita insoddisfatta del tuo lavoro e intrappolata nella comfort zone. 

Cos'hai fatto per uscire da questa situazione?

M: Mi sono estraniata per un po’ di tempo.

Avevo bisogno di togliere i prosciutti dagli occhi, ascoltarmi, confrontarmi e guardare tutto con occhi diversi.

È questo il motivo per il quale invito sempre a metterci il cuore in tutto quello che si fa ma a non essere mai possessivi o come i muli nei confronti di quello che si crea. 

I migliori leader ci insegnano il segreto del successo non risiede nell’essere rilegati in falsi miti e chiusure mentali, ma nell’essere se stessi e aprirsi al mondo. Sempre! 

A: Oggi sei un abile comunicatrice, ma in passato hai avuto dei problemi di timidezza. 

Come l'hai superata?

M: È tutto arrivato in un momento inaspettato.

Non avrei dovuto fare un pitch ma un imprevisto mi ha costretta a salire su un palco al posto di Enrico, il mio socio. 

Le gambe mi tremavano, il livello di sudorazione delle mani superava il limite consentito.

Mi sono chiesta: “Vuoi andare avanti e far valere la tua voce, o vuoi restare imprigionata?”.

Ho esitato un po’ ma, nonostante il tremolio, mi sono fatta forza e sono salita sul palco. 

Il risultato? 

Discutibile, ma ce l’ho fatta. 

Ho raccolto feedback e, rientrata in ufficio, ho iniziato a lavorare su me stessa.

Quel palco, il pubblico che mi ha ascoltata, i commenti raccolti, sono stati utili per cominciare un nuovo ed elettrizzante percorso. 

Non mi definisco una comunicatrice abile. 

Penso piuttosto di riuscire a raccontare quello che è vero della mia vita, di non avere il timore di esprimere emozioni positive e negative.

Amo condividere quello che è andato “storto” perché non voglio che gli altri possano commettere i miei stessi errori.

Allo stesso modo, non mi precludo la possibilità di mostrare chi e cosa riesce a rendermi felice e a darmi la spinta verso vette sempre più alte. 

A: Cosa rappresenta per te Neuron Guard?

M: Tempo fa ho dichiarato “Neuron Guard è la mia vita. La mia vita è Neuron Guard.”

Con questo non voglio dire che vivo di solo lavoro, anzi.

Vedo piuttosto le ore dedicate alla nostra azienda come una scuola di vita senza fine.

Lo impone il settore in cui abbiamo deciso di operare - le scienze della vita - e lo impongono i nostri futuri pazienti, i quali si aspettano un dispositivo in grado di ridurre i livelli di disabilità e migliorare la vita delle persone affette da trauma cranici gravi.

Senza sottovalutare poi le persone che li circondano, gli enti sanitari, le associazioni di categoria.

Gli attori in gioco sono molteplici e il miglioramento delle loro vite dipende da noi. 

Questo mi consente di sentirmi grata e appagata nel volere creare qualcosa che possa generare impatto sulle generazioni future. 

A: Cosa che ti rende felice oggi?

M: Il mio nipotino, nato lo scorso 18 agosto, è la mia gioia di vita.

Sono estremamente legata alla mia famiglia e, pur essendo lontana, cerco sempre di essere presente. 

Loro, insieme al mio ragazzo, sono i miei punti di riferimento. 

A loro devo tutto e renderli fieri di me è ciò che mi sta di più a cuore.

Mi rende inoltre felice essere una donna in continua evoluzione, che non si pone limiti e trova sempre il tempo da dedicare agli altri - cosa che prima non facevo. 

Non temo più il cambiamento.

Non avrei mai immaginato di riuscire in questa impresa ma oggi, se sono così, lo devo alla Mary sognatrice testarda che si è messa a dura prova, che non ha chiuso i suoi sogni in un cassetto ma ha fatto in modo di tracciare un percorso verso la loro realizzazione. 

A: Una delle soft skill più importanti nel mondo del digitale è il networking, la capacità di fare rete. 

Per te è molto importante, ci daresti qualche consiglio per poterla allenare?

M: Fare rete è fondamentale per crescere come persone e come professioniste/i. 

Siamo consapevoli di chi siamo solo quando siamo in grado di ascoltarci e confrontarci con chi ci è intorno.

La curiosità e il confronto aiutano a crescere, a generare nuove idee, a formare nuove squadre. 

Insieme si cresce e si vince. Da soli non si va da nessuna parte!

A: Lancia un messaggio alle ragazze che leggeranno, per trasmettere quanto sia importante supportarsi, creare sinergie e fare rete insieme, invece di alimentare gelosie come spesso accade.

M: Siate voi stesse e non provate mai a costruirvi un personaggio perché tanto i falsi prima o poi vengono scoperti. 

Nutrite coraggio, passione e ambizione. 

Non mollate il colpo al primo “questo non è possibile”.

Provate piuttosto ad analizzare i motivi che hanno portato a quel commento – senza starci troppo perché a volte non ne vale la pena – e a capire dove poter colmare le lacune

Caricatevi di una infinita dose di umiltà, e siate umani nel cimentarvi in nuove avventure, ovunque esse vi portino.

La visione infatti deve essere globale: pensate in grande, agite globalmente. 

Coltivate la vostra curiosità e siate sempre affamate di sapere.

Commetterete sicuramente degli errori. 

Non temete, tutti sbagliamo, tutti noi falliamo, ma meglio dire “ci ho provato ma non ce l’ho fatta” piuttosto che vivere di rimpianti. 

Parola d’ordine: resilienza, necessaria per reagire alle “porte in faccia”.

Rischiate! Non è tempo di adagiarsi e accontentarsi.

Dovete assolutamente rimboccarvi le maniche, seguire i vostri sogni e crescere, insieme.

Siete parte di un straordinario insieme composto da giovani italiani che hanno la determinazione e la grinta di credere che anche il nostro Paese sia il luogo di partenza per dare linfa vitale alla nostra innovazione.

Per concludere: siate le migliori scrittrici del romanzo della vostra vita e sognate... sognate in grande.

CONCLUSIONI

Dovremmo  tenere presente le parole di Mary ogni giorno, per proseguire lungo le strade che abbiamo intrapreso, essere resilienti, non farci frenare dalla paura di fallire e dalla timidezza.

“Il successo è passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”.
Winston Churcill

Alla prossima intervista.

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Arianna Branca

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