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Arianna Branca, September 30 2019

MARTA GHIGLIONI: A 26 ANNI TRA LE DONNE PIÚ INFLUENTI NEL DIGITALE

"Se non c’è una strada tracciata, qualsiasi strada coerente mi porterà esattamente dove voglio essere".

In questa terza tappa del nostro viaggio motivazionale – la rubrica in cui intervisterò donne di successo nel digitale, nella tecnologia e nell’imprenditoria che vogliono condividere la loro esperienza per favorire l’empowerment di altre donne – conosceremo la storia di Marta Ghiglioni, Managing Director di ItaliaFintech. 

Parleremo di cambiamento, situazione che ad alcune persone fa paura, mentre ad altre, come Marta, appassiona.

Lei è una giovane donna che non ha seguito una strada tracciata, ma ha osato e disegnato la sua.

Ha saputo unire i puntini: la laurea in Giurisprudenza e la passione per la tecnologia.

È arrivata in Silicon Valley e ha lavorato a progetti che possono cambiare la vita di 1 miliardo di persone nel mondo in 10 anni.

Nel corso dell'intervista vedremo quali difficoltà ha incontrato e scopriremo cosa è stato determinante nel suo percorso e i consigli che dà alle giovani donne.

Iniziamo!

Trovare la propria strada

A: A soli 26 anni sei tra le 15 donne italiane più influenti nel digitale e direttore generale di ItaliaFintech. 

Ma, hai sempre avuto le idee chiare su cosa fare in futuro?

M: Quello che fa per me ho avuto la fortuna di scoprirlo presto: mi appassiona il cambiamento, la società e come mutano le regole nel tempo.

Amo la complessità dei problemi intricati e la soddisfazione di quando scopro come descriverli.

Che questo è quello che amo l’ho sempre saputo, da quando ho memoria.

Ma che lavoro è mai questo? E, ancora prima, cosa si studia per fare questo?

La mia più grande difficoltà è sempre stata dover cercare una strada per realizzare una passione che non ha un'unica etichetta, un lavoro preciso o un solo titolo di studi.

Ho sognato per tanto tempo di avere una passione che avesse una casella o un percorso.

Poi ho capito: se non c’è una strada tracciata, qualsiasi strada coerente mi porterà esattamente dove voglio essere.

E così è stato, ed ho iniziato a disegnare la mia strada.

Per crearsi un percorso bisogna imparare a scegliere gli ingredienti in modo razionale, ma libero.

Bisogna fare tutto al massimo, metterci quel qualcosa in più ogni volta.

Essere flessibili quanto basta per guardare all’esterno e intercettare opportunità e modificare un po’ la rotta ma mantenendo coerenza.

Da una laurea in Giurisprudenza alla Singularity University

A: Puoi raccontarci in due parole cosa è la Singularity University e qual è stata la scintilla che ti ha spinto ad andare?

M: Era l'inverno del 2015 e mi sono presa una settimana libera dallo studio legale in cui lavoravo per andare ad aprire un po' la mente, partecipando come volontaria al Web Summit di Dublino.

Lì ho conosciuto persone super motivate che lavorano nel digitale in Italia e in tutta Europa e, per la prima volta ho sentito parlare di Singularity University.

Ho iniziato a informarmi su come funzionasse e cosa esattamente fosse e ho scoperto che era quel tassello che vedevo sfuocato in lontananza nel mio percorso e che non pensavo esistesse davvero.

Il Global Solutions Program, era un programma di SingularityU che raccoglieva al NASA Ames Research Center in California, 80 persone da tutto il mondo, dai 21 a oltre 70 anni, che fossero esperti di innovazione, imprenditori, scienziati o attivisti.

L'idea era quella di mettere insieme queste persone perché elaborassero soluzioni per cambiare la vita di 1 miliardo di persone nel mondo in 10 anni.

Io non avevo mai davvero creduto di poter vincere la borsa di studio nel 2016.

Ricordo che fino all'ultimo giorno non sapevo se inviare o no la candidatura, ma poi ho deciso di provarci e che nella peggiore delle ipotesi avrei conosciuto persone interessanti durante i processi di selezione.

E invece ho poi vinto la borsa di studio in Italia, per il programma di sei mesi, al termine del quale mi è stata offerta una seconda borsa di studio per il programma chiamato Launchpad, che aveva l'obiettivo di lavorare praticamente su come scalare un'idea di business che volesse avere un impatto globale.

Insomma, ho passato nel 2016 sei mesi alla NASA e lì ho iniziato a far parte di un network particolare e stravagante che mi ha cambiato la vita.

Il fintech in Italia e il ruolo di Marta oggi

A: Come ti senti oggi a ricoprire un ruolo centrale nel mondo del fintech italiano?

M: Mi sento innanzitutto grata.

Quando gli associati di ItaliaFintech hanno scommesso su di me, ho subito sentito che avevo il loro sostegno per portare una visione diversa in un settore molto tradizionale come quello finanziario.

Ma sento soprattutto una bellissima responsabilità perché più volte in questo anno mi sono resa concretamente conto che le mie opinioni e idee possono cambiare le cose (e a poco a poco inizio a vedere anche i risultati, che mi riempiono di orgoglio…).

Il Fintech in italia può e deve ancora crescere molto e sono sicura che ItaliaFintech avrà un ruolo sempre più importante, come luogo di confronto e scambio.

A: Qual è il tuo più grande limite, che hai sfruttato come un'occasione?

M: Devo essere onesta con voi ragazze, questa risposta l'ho dovuta meditare molto di più di quanto mi sarei mai aspettata.

Sono sempre stata spaventata dall'idea di non essere abbastanza, ma per questo ho sempre lavorato un po' più duramente e credendoci un po' di più, nella speranza di soddisfare me stessa prima che gli altri.

E devo dire che fin qui ha dato i suoi frutti, ma sto imparando a ottenere gli stessi risultati senza dubitare di me.

A: Qual è la tua idea di felicità?

M: La mia idea di felicità è la realizzazione di me.

Essere la Marta che voglio essere, con chi mi vuole bene e circondata di relazioni autentiche.

Credo che la felicità sia molto legata all'essere onesti con se stessi su cosa davvero conta e su cosa vale la pena di investire energie e tempo.

Il ruolo dei viaggi nel percorso professionale

A: Su Instagram ti definisci una World Citizen, posti le foto dei luoghi che visiti ed è evidente che viaggi spesso!

Quanto è determinante ciò nella tua vita e nel tuo percorso professionale?

M: Che bella domanda! 

Ha influito tantissimo. Imparare a viaggiare da sola, partendo con uno zaino e conoscendo persone man mano è stato difficile e bellissimo.

Mi capita molto spesso e credo non sarò mai capace di smettere.

Dal punto di vista professionale mi ha permesso di incontrare persone super interessanti, che mi accompagnano tuttora nel mio lavoro.

Mentre personalmente mi ha dimostrato che posso stare sola e che posso scegliere di avere compagni di viaggio.

La sfida più grande? Entrare in un ristorante da sola la prima volta.

Per quanto riguarda l'essere world citizen, è qualcosa che sto imparando, ma non è affatto semplice: non dipende solo da quanti posti hai visitato, ma soprattutto da quante culture hai davvero incontrato e fatto tue.

Essere una donna nel mondo della tecnologia e dell'innovazione

A: Essere una donna ha influito nei rapporti con i colleghi e nella tua carriera?

M: Credo senz'altro abbia influito. Soprattutto sulle prime impressioni.

A livello professionale non credo che le persone con cui ho lavorato mi abbiano mai discriminata per il mio sesso, anzi.

Però prima di tutto ho rinunciato io stessa a vedermi come una donna-professionista, e deciso di trattarmi da professionista fatta e finita.

Poi ovviamente il sarcasmo aiuta a rimettere al proprio posto chi la pensa diversamente.

La cosa che ho sofferto di più all'inizio erano le opportunità di parlare a eventi o partecipare a panel perché "ci serve una donna", ma ho capito con il tempo che serve a far emergere le persone giovani e donne, che hanno competenze e fanno cose, per dare un esempio.

A: Ti sei fatta strada da sola in un mondo nuovo e prettamente maschile. 

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere alle nostre lettrici?

M: Non credo di essere stata da sola a farmi strada, anzi.

Devo la mia strada a molte persone che hanno riconosciuto il mio valore e mi hanno dato l'opportunità di dimostrare che potevo riuscirci.

E meravigliosamente, molte di queste persone sono uomini.

Se posso dare un consiglio, cercate di non vivere in una guerra dei sessi.

È vero, essere donne oggi è una sfida, ma siate voi stesse, senza imitare atteggiamenti mascolini, ma soprattutto fate rete tra di voi e con persone intelligenti che si valorizzano a vicenda.

Fatevi rispettare, ma con il sorriso di chi innanzitutto si rispetta.

Cercate di circondarvi di chi vi ricorda qual è la strada quando siete perse nel rumore e negli schemi che non vi appartengono.

Conclusioni 

La storia di Marta è fantastica e dovremmo fare tesoro delle sue parole.

È evidente il valore e il tempo che lei e le altre professioniste stanno dedicando in questa rubrica, ciò viene ripagato dai vostri feedback.

Mi rende felice e piena d’orgoglio sapere che possiate trovare supporto e ispirazione in questi contenuti.

Successo non è solo ciò che realizzi nella tua vita, ma anche ciò che ispiri nella vita degli altri". 


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Leggi le due storie precedenti della serie:

Come ho superato la timidezza e fondato una startup pluripremiata - Mary Franzese

Donne di successo nel digitale - Virginia Tosti

Written by

Arianna Branca

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