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Sovraccarico cognitivo: Come evitare un’indigestione di informazioni nell’era del digitale

Spesso riceviamo così tante informazioni che veniamo paralizzati dalla scelta. Ma come funziona il sovraccarico cognitivo, e come possiamo risolverlo?

Questa riflessione sulla quantità di informazione con la quale ci troviamo a “combattere” tutti i giorni e i problemi che può provocare gira nel mio cervello ormai da qualche settimana.

Mi sono ritrovato a parlarne più volte con degli amici che hanno percepito lo stesso problema e anche nella Community di start2impact il tema si è ripresentato più volte in molteplici vesti.

Non è un caso che il problema del sovraccarico cognitivo sia emerso prepotentemente proprio durante l’emergenza Covid, l’esposizione a media e informazione si è infatti moltiplicata.

Anch’io mi sono trovato spiazzato dall’arrivo del corona virus, e ad essere sincero, più che da una pandemia inaspettata (che poi così inaspettata non era), dalla ristrutturazione della mia routine e dei rapporti sociali.

Assieme a questa grossa voragine che improvvisamente ci si è aperta proprio sotto i piedi, sono sorte un’infinità di nuove possibilità.

La tendenza spontanea è di provare a cogliere tutti questi nuovi stimoli e opportunità

Il risultato però spesso non è quello desiderato.

Uno dei rischi è quello di sperimentare il Sovraccarico Cognitivo, ritrovandosi confusi, se non esausti, e con un pugno di mosche in mano. 

Questo articolo è un tentativo di chiarire alcuni dei motivi per i quali siamo così voraci di informazioni, i rischi associati al Surplus di Informazioni e un metodo per ottenere il massimo da meno informazioni, selezionate meglio. 

Ecco cosa troverai in questo articolo: 

  • A cosa serve l’informazione
    • Il cervello predittivo, vedere nel futuro
    • Modelli Interiori del mondo 
  • Indigestione di informazioni nell’era digitale
    • Surplus di informazione
    • Sovraccarico Cognitivo 
  • Gestire l’informazione per essere efficace
    • Non tutta l’informazione è egualmente rilevante
    • Minimum Viable Knowledge (MVK) 

A cosa serve l’informazione

Il cervello predittivo: vedere nel futuro

Troppe informazioni

Gli studi sulle Neuroscienze trovano sempre più evidenza del fatto che il cervello sia un motore predittivo. 

Il nostro cervello sembra essersi evoluto particolarmente bene rispetto a quello di altre specie sul pianeta Terra, tanto da garantirci non solo la sopravvivenza, ma di conquistare la cima della piramide alimentare. 

Addirittura di modellare alcune forme di energia. Capacità che si attribuiva solo agli Dei. 

L’ipotesi del cervello Bayesiano sostiene che dietro il nostro comportamento vi sia una profonda struttura nascosta, le cui radici affondano nella natura stessa della vita. 

Afferma che, in un certo senso, una delle funzioni più importanti del cervello sia di prevedere probabilisticamente il futuro e di far rispettare questo futuro desiderato, combattendo una battaglia in salita contro le sorprese che la natura ha in serbo. 

Non è un caso che il “vedere nel futuro” sia da lungo tempo al centro dell’interesse umano. 

Pensiamo al noto Oracolo di Delfi,  l’oracolo più prestigioso e autorevole tra i greci,  che emerse alla fine del VII secolo a.C. e che continuò ad essere consultato fino al IV secolo d.C.

La sacerdotessa Pythia era così importante da essere stata, molto probabilmente, la donna più potente del mondo classico.

Tornando a oggi, la figura che ha assunto questo ruolo è il “Data Scientist” un mago moderno che grazie al potere dell’Intelligenza Artificiale riesce a svolgere analisi predittive interrogando i dati invece che le ossa o i fondi di caffè. 

Invece che linguaggi mistici, utilizza linguaggi di programmazione (altrettanto indecifrabili e misterici per i non programmatori) come per esempio Python, uno dei linguaggi favoriti per lo sviluppo di algoritmi predittivi. 

Lasciando da parte l’intelligenza artificiale, proseguiamo addentrandoci nel cervello per capire quali meccanismi utilizza per anticipare gli eventi, e per farlo in modo sempre più preciso.

Modelli Interiori del Mondo

Information overload

Se il cervello è davvero un motore che cerca di predire avvenimenti futuri, per poi costruire attivamente il modello di mondo che preferisce, allora deve anche esserci al suo interno un modello di com’è fatto il mondo adesso.

Ecco che l’informazione ci permette di aggiornare il nostro modello del mondo. 

Facciamo un esempio attuale. Mi presto come cavia di laboratorio per analizzare come ha reagito il mio Modello Interno durante l’evoluzione di notizie sul Coronavirus.

All’inizio dell’epidemia faticavo a credere che ci fosse un potenziale virus pandemico, così pericoloso da uccidere migliaia di persone in poche settimane. D’altra parte attorno a me, tutto scorreva normalmente. 

Quando mi è arrivata notizia dei primi contagi nel nord Italia, il weekend del 22-23 Febbraio, ero a Roma con un amico. 

Ovviamente ci siamo un po’ allertati , ma in fondo non eravamo convinti della pericolosità del virus e abbiamo proseguito il weekend indisturbati. 

Tornati a Milano ha cominciato ad arrivare qualche notizia in più, dibattiti sui media e controversie sulla reale pericolosità del virus.

Il livello di allarme si è leggermente alzato ma in fondo era una cosa mai vista, come facevo a esserne convinto? 

Il weekend successivo ricordo di essere andato in centro a Milano e che la vita sembrava scorrere normalmente. 

Improvvisamente mi chiama mia madre dicendo che dal giorno dopo avrebbero chiuso i confini tra le regioni. 

Ho provato una strana sensazione, come se il mondo che avevo di fronte fosse repentinamente cambiato. Cose normali fino a quel momento iniziavano a sembrarmi pericolose.

La sera del 9 Marzo viene annunciato in conferenza stampa il lockdown.

A quel punto ho provato una sensazione di destabilizzazione e precarietà ancora più forte, la cosa doveva essere serissima per arrivare a un lockdown totale!

Arrivano sempre più notizie di morti, finiscono in terapia intensiva non solo anziani, ma anche ragazzi. 

Il mondo è diventato pericolosissimo, tanto da non mettere piedi fuori casa per praticamente 2 mesi. 

Ecco quello che è successo al mio modello interno del mondo

  1. Prima del 23 Febbraio: il mio modello Interno mi dice che l’italia è un posto sicuro, non si verificano praticamente mai malattie virali gravi e che essendo io giovane e in salute ho una probabilità bassissima di ammalarmi gravemente
  2. Dal 23 Febbraio al 28 Febbraio: okay circola un virus, ma sta colpendo praticamente solo anziani, io sono giovane e in salute  quindi non è che rischio molto, starò comunque un po’ più attento
  3. Dal 29 Febbraio all’8 Marzo: Forse stiamo sottovalutando la cosa il virus sta facendo parecchie vittime e sembra espandersi rapidamente, meglio limitare il più possibile le uscite e i contatti
  4. Dal 9 Marzo in avanti: La situazione è davvero grave, sono stato stupido a sottovalutarla, potevo mettere a rischio me, i miei familiari, amici e la comunità. Mi chiudo in casa.  

Il 23 Febbraio lo scenario “pandemia pericolosa” era completamente assente dal mio modello interno del mondo.

Una serie di avvenimenti e informazioni arrivate in seguito hanno aggiornato più volte il mio modello interno, questo è stato necessario per garantire sicurezza e sopravvivenza alle persone a cui voglio bene e più in generale a preservare la società che è il mio habitat. 

Il mio cervello ha previsto quindi un futuro indesiderato (nel caso estremo io o una delle persone a me care morte) e un futuro desiderato (siamo tutti vivi, resistiamo alla pandemia e torniamo alla vita normale), rispondendo alla sorpresa della natura, si è “aggiornato” facendomi agire attivamente per ottenere lo scenario desiderato. 

Abbiamo capito che il cervello utilizza l’informazione per aggiornare il modello rappresentativo del mondo e per modellare il futuro desiderato. 

Guardiamo più da vicino come il cervello gestisce l’informazione focalizzandoci sul fenomeno del sovraccarico cognitivo, soprannominato da me “Indigestione di Informazioni”.

Indigestione di Informazioni nell’Era Digitale

Sovraccarico di informazioni

Viviamo nell’era digitale, un periodo storico in cui l’informazione è sovrabbondante e in larga parte gratuita.

La ricchezza non sta più nell’informazione stessa, almeno per gli occidentali, ma nella capacità di capitalizzare su di essa: trasformare quindi l’informazione in conoscenza e poi in competenze, servizi e beni. 

Ma oltre a portare benefici e opportunità, una quantità così grande di informazioni porta con sé anche dei pericoli.

Tra i veicoli di informazione, quello che probabilmente contribuisce maggiormente in termini di quantità è internet.

Mentre i nativi digitali, hanno già acquisito una buona consapevolezza di questo strumento potentissimo, alcuni non nativi, che fino ad oggi lo hanno utilizzato in modo marginale, si sono trovati in crisi.

La recente quarantena ha forzato molte persone a fare i conti con una quantità smisurata di risorse, alla quale non erano preparate, spesso per poter continuare a fare il proprio lavoro. In certi casi ha messo in difficoltà anche i nativi digitali.

Gestire tutte queste informazioni contemporaneamente è estremamente difficile, ed è un compito per il quale il nostro cervello non è ancora completamente preparato. Il rischio è quello di “impallare” in nostro processore, il cervello, sovraccaricandolo di informazioni. 

Ecco che potrebbe verificarsi il fenomeno del Sovraccarico Cognitivo.

Quali dinamiche portano a sovraccaricarsi di informazioni?

Come possiamo evitare un’indigestione di dati? 

C’è un modo più efficace per consumare l’informazione? 

Facilità di accesso e surplus di informazioni

Questo grafico proposto da Visual Capitalist mostra la quantità media di dati prodotti in 1 minuto di internet nel 2019:

Dati internet per minuto

La quantità di informazioni che ci colpisce leggendo un singolo articolo o scrollando il feed di un social può essere disarmante.

Ad esempio, ogni giorno su Facebook vengono creati 4 petabyte di dati, e si stima che entro il 2025 ogni giorno verranno creati 463 exabyte di dati a livello globale. 

Giusto per avere un ordine di grandezza:

KB kilobytes 1.000 bytes 1.000 bytes

MB megabyte 1.000² bytes 1.000.000 bytes

GB gigabyte 1.000³ bytes 1.000.000.000 bytes

TB terabyte 1.000⁴ bytes 1.000.000.000.000 bytes

PB petabyte 1.000⁵ bytes 1.000.000.000.000.000 bytes

EB exabyte 1.000⁶ bytes 1.000.000.000.000.000.000 bytes

Non solo…

Pensiamo alla pubblicità alla quale siamo esposti quando navighiamo. Pubblicità estremamente mirata e che sempre di più riesce a colpire proprio i nostri interessi e a riattivare magari quei desideri che avevamo faticosamente messo da parte.

Quante volte ti è capitato navigando sui social che ti venisse proposto un tool o un corso, magari proprio quello che desideravi?

Ancora, pensiamo a tutti i corsi che in questo momento sono erogati gratuitamente. Offrono la fantastica opportunità di imparare su svariati argomenti che spaziano dal marketing, alla fotografia, alla programmazione.

Un esempio noto è Il portale di Solidarietà Digitale creato su iniziativa del Governo per far fronte alla situazione di emergenza. È un progetto bellissimo: offre gratuitamente l’accesso a centinaia di risorse e piattaforme normalmente a pagamento.

Hai notato un potenziale problema?

Già, centinaia di risorse e piattaforme (che ormai sono diventate migliaia).

Come si fa a scegliere quali risorse utilizzare? Quali corsi seguire? A quali piattaforme accedere? 

Soltanto questa valutazione probabilmente richiederebbe un tempo pari a quello della durata della quarantena. 

Ho un po’ esasperato per rendere l’idea.

Il concetto è che troppe opportunità possono portare all’incapacità di scegliere. Oppure a sceglierne una quantità smisurata, finendo col saltare da una all’altra, incapaci di definire delle priorità e rischiando di esaurirsi a causa del sovraccarico cognitivo.

Ma quando si arriva vicini a quella sensazione di rifiuto dovuto all’incapacità di gestire ulteriori informazioni di solito è già tardi.

System crashed.

Cosa succede esattamente quando il nostro cervello va in sovraccarico cognitivo? 

Sovraccarico Cognitivo

Information overloading

Il Sovraccarico Cognitivo avviene quando il volume di informazioni che un individuo riceve e cerca di integrare supera la sua capacità di elaborare quelle informazioni. 

La domanda eccessiva di risorse mentali richieste quando si verifica il sovraccarico può risultare in capacità ridotte di apprendimento e di applicazione delle conoscenze.

Il nostro cervello infatti processa le informazioni attraverso la memoria di lavoro, “una sorta di RAM”, che però ha una capienza limitata e che può funzionare a ritmi intensi per brevi lassi di tempo. 

Immagino sia capitato anche a te di entrare in uno stato di confusione mentale in cui qualsiasi informazione aggiuntiva minaccia di farti esplodere il cervello.

Okay ma questo cosa c’entra con il nostro modello interiore del mondo e la tendenza a prevedere il futuro?

Credo ci sia un nesso.

Ti sei mai chiesto perché ingurgiti tutte queste informazioni? 

Forse accade che facendo fatica a distinguere tra informazioni più o meno rilevanti per prevedere il futuro in modo da avere un “vantaggio di sopravvivenza” cerchiamo più o meno consapevolmente di assimilarle tutte. 

Il risultato purtroppo è lontano dalle aspettative:

  1. Frustrazione per non essere in grado di assimilare tutto 
  2. Eccessivo carico cognitivo che può portare al sovraccarico 
  3. Ridotte capacità di scelta e apprendimento 

Se è chiaro il problema procediamo ipotizzando delle soluzioni.

Premetto che nel prossimo capitolo non parlerò di tecniche da applicare, come ad esempio l’alternanza di brevi periodi di intenso sforzo cognitivo a periodi di intenso sforzo fisico, di come limitare il multitasking o cose di questo genere. 

Internet sovrabbonda di queste tecniche, valide, ma che credo siano la ciliegina sulla torta. 

Quello che ipotizziamo è un modo per discriminare il fine dell’informazione di cui ci nutriamo, scegliendo solo quella più spendibile e poi un metodo per testare velocemente se abbiamo assimilato informazioni sufficienti per fare il salto da Teoria a Pratica.

Gestire l’informazione per essere efficaci

come gestire troppe informazioni

Se è vero che l’informazione ci serve per aggiornare il modello interiore del mondo in modo da prevedere più accuratamente gli eventi futuri e le sorprese della natura, e di conseguenza modellare il comportamento per garantirsi maggiori possibilità di sopravvivenza, non è detto che tutta l’informazione assolva in modo eguale questo compito. 

Non tutta l’informazione è egualmente rilevante.

Ritorno per un attimo nei panni di studente all’ultimo anno di superiori che deve decidere se iscriversi all’università, e nel caso a quale corso di studi.

Ipotizzo anche di non avere una passione spiccata per un ambito ma di avere molteplici interessi distribuiti più o meno equivalentemente. 

Assegno un peso alle fonti di informazione in base alla potenzialità di farmi scegliere in modo tale da massimizzare la probabilità di avere un futuro prospero. 

La fonte di informazione a cui assegno un peso più elevato sarà quella vincente.

Per semplicità dell’esperimento assegno solo 3 pesi: 

  • Alto 
  • Medio 
  • Basso 

Le fonti di informazione tra cui posso scegliere sono: 

  1. Un paper pubblicato dal World Economic Forum in cui si parla dell’evoluzione del lavoro e delle skill necessarie per avere successo nei prossimi 10 anni
  2. Il sito di un’università che mette a disposizione tutte le statistiche relative agli studenti che hanno trovato/non trovato occupazione a distanza di 1 anno dalla fine della laurea
  3. Un talk su Youtube in cui il CEO di un’agenzia di Human Resources molto importante discute con un futurista famoso, riguardo al futuro del lavoro nei prossimi 10 anni 

Tu come distribuiresti i pesi? 

Non è così semplice scegliere vero?

Io personalmente attribuirei questi valori:

  1. Paper WEF → Alto
  2. Statistiche occupazione università → Basso 
  3. CEO/Futurista Talk –> Medio 

Non sto a spiegare qui le ragioni della mia scelta, una distribuzione diversa dei pesi sarebbe altrettanto valida. 

In questo caso ho volutamente proposto 3 fonti di informazione che si assume siano tutte affidabili e fortemente informative.

Se invece ti avessi chiesto di distribuire i pesi tra: 

  1. Un video di 2 ore in cui Elon Musk parla dei progressi dell’esplorazione spaziale e degli avanzamenti che possiamo aspettarci nei prossimi 10 anni nel settore aerospaziale
  2. Un paper di 20 pagine appena pubblicato dal World Economic Forum in cui si parla dell’evoluzione del lavoro e delle skill necessarie per avere successo nei prossimi 10 anni
  3. Un servizio televisivo di circa 2 ore sui danni al tessuto sociale-economico della Siria durante la guerra civile

Come avresti distribuito i pesi? 

Non trovi sia molto più facile in questo caso?

Io avrei assegnato: 

  1. Video Elon Musk → Medio 
  2. Paper WEF → Alto 
  3. Servizio sull’Iran → Basso

Le 3 fonti di informazione, palesemente non contribuiscono in egual misura all’aggiornamento, che sia il più accurato possibile, del mio modello interno in riferimento all’obiettivo:  fare una scelta universitaria informata per massimizzare la probabilità di prosperare nei prossimi 10 anni. 

Ricapitolando possiamo distinguere 3 tipi di informazione in funzione dell’Obiettivo:

  1. Direttamente spendibile
  2. Indirettamente spendibile 
  3. Non spendibile 

Avere ben chiaro il motivo per cui ci informiamo e saper attribuire un peso all’utilità dell’informazione che consumiamo può fare una differenza enorme. 

Focalizzandosi prevalentemente su informazioni direttamente spendibili, riusciamo a ridurre il rischio di Sovraccarico Cognitivo. 

Anche dopo aver scelto le fonti ed appreso le informazioni più efficaci non è scontato riuscire a trasformarle in competenze.

Minimum Viable Knowledge (MVK) o Minima Conoscenza Funzionante

Sovraccarico cognitivo era digitale

Il trasferimento delle conoscenze alle competenze non è immediato. 

La teoria per essere tradotta in pratica richiede uno sforzo notevole.

Ad esempio, un conto è conoscere tutti i principi di HTML, CSS e JavaScript, un altro è creare un sito funzionante da zero.

Non a caso il motto di start2impact è proprio “Stop Thinking, Start Doing”. 

Questo non è un invito ad agire senza la cognizione di ciò che si sta facendo.

È piuttosto un’esortazione a non rimanere paralizzati dalla complessità della realtà contemporanea. 

La continua alternanza di teoria e pratica può permetterti di acquisire in un tempo molto più rapido ed efficace delle competenze spendibili. 

Infatti proprio attraverso la pratica consolidiamo le conoscenze.

Con spendibili non mi riferisco solo alla possibilità di “venderle” sul mercato del lavoro, ma anche alla capacità di stare a galla e imparare a navigare in questo oceano di complessità. 

Credo sia importante focalizzarsi su quella conoscenza minima funzionale per prendere una decisione efficace o per iniziare a praticare una competenza. 

Proviamo a fare un parallelismo con il concetto di MVP, particolarmente noto agli startupper o aspiranti tali. 

MVP è l’acronimo di “Minimum Viable Product”, in italiano “Minimo Prodotto  Funzionante”, è quella versione di un nuovo prodotto o servizio pilota, non ancora sviluppato nei minimi dettagli, ma contenente le caratteristiche essenziali al suo funzionamento.

MVK è l’acronimo di Minimum Viable Knowledge, in italiano “Minima Conoscenza Funzionante”.

Perché non provare ad applicare lo stesso metodo, che spesso determina la riuscita di una startup, all’apprendimento e al modo in cui elaboriamo le informazioni.?

Il processo MVK potrebbe esplicarsi in 5 fasi fondamentali

  1. Idea 
  2. Test 
  3. Analisi 
  4. Apprendimento 
  5. Migliorie

Affinché io riesca per esempio a migliorare la mia produttività non ho bisogno di studiare sin da subito 5 manuali e 10 libri su “come alzarsi prima al mattino” che mi presentano 20 approcci diversi che fanno leva su principi della psicologia, della biologia e delle neuroscienze.

Potrei invece seguire un processo più snello ed efficace:

  1. Idea – Raccolgo delle informazioni e faccio delle ipotesi.

    Leggo un libro su “come alzarsi prima al mattino” e decido di alzarmi alle 6 da domani mattina utilizzando il metodo proposto dal libro, ad esempio: 
    • Tisana rilassante per addormentarsi prima
    • Telefono lontano dal letto per essere obbligato ad alzarmi
    • Rifare subito il letto per evitare di tornare sotto le coperte
  1. Test – Metto in pratica quello che ho appreso

    Provo ad alzarmi alle 6 dal giorno seguente per 7 giorni utilizzando i 3 punti elencati prima.
  1. Analisi – Analizzo quanto il risultato ottenuto è vicino/lontano dalle mie aspettative.

Quanti giorni sono riuscito a svegliarmi alle 6 su 7 giorni?

Perché alcuni giorni non ci sono riuscito? 

Ho applicato correttamente tutti e 3 gli step?

Appunto tutte le risposte su un quaderno, ogni giorno.

  1. Apprendimento – Apprendo cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato.

Il metodo mi proponeva di mettere il telefono lontano dal letto in modo da essere costretto ad alzarmi, ma così succede che a volte non lo sento e quindi mi alzo tardi.

  1. Migliorie – Applico dei cambiamenti per migliorare e avvicinarmi all’obiettivo.

Visto che quello che ha funzionato male è stato “il volume” della sveglia, cerco una suoneria più squillante, alzo il volume della sveglia al massimo e magari provo mettendo il telefono più vicino al letto ma in una posizione scomoda da raggiungere (in cima all’armadio o alla mensola).

Ricordi cosa abbiamo detto sul modello Bayesiano di apprendimento e sui modelli interni del mondo? 

Il modello interno (le aspettative) si aggiornano dopo aver provato e appreso. 

Ma se le ipotesi non sono chiare, non ho degli elementi precisi su cui fare analisi e quindi apprenderò in modo sub-ottimale. 

Per questo fase 1 e 3 sono fondamentali anche se spesso sono sottovalutate.

Per riuscire a misurare il successo dell’esperimento necessito di ipotesi ben definite e devo analizzare i risultati. Sempre.

Ora posso ricominciare a testare alla luce delle nuove informazioni raccolte.

Nel frattempo sono libero di consultare altre risorse per accrescere le conoscenze sulla materia “svegliarsi presto al mattino”, magari proprio quelle mattine in cui sono riuscito ad alzarmi prima (incentivo), instaurando così un circolo virtuoso.

Il punto ottimale è quello in cui individuo la minima conoscenza funzionante per raggiungere il risultato atteso. 

Testare per credere.

Il punto dell’esempio precedente è che non mi serve avere tutta la conoscenza, ma partire dalla Minima Conoscenza Funzionante (MVK) per cominciare a mettere in pratica, analizzare cosa funziona e cosa no, continuando nel frattempo ad ampliare le mie conoscenze su quegli argomenti che dall’esperimento capisco essere critici per il successo/fallimento.

Ricapitolando

Il cervello utilizza tutta l’informazione a disposizione per fare delle previsioni e aggiornare il suo modello interno del mondo, rendendolo sempre più accurato e garantendo così maggiori probabilità di successo. 

Problema

Il cervello non è ancora completamente adattato a gestire la sovrabbondanza di stimoli, dati e informazioni dell’era digitale. 

→ Elevato rischio di Sovraccarico Cognitivo. 

Possibile Soluzione

Chiarire il motivo per il quale stiamo raccogliendo informazioni e il risultato che ci aspettiamo di ottenere.

  1. Dare un peso alle risorse a disposizione e cominciando da quella che contiene informazioni più spendibili in funzione del raggiungimento di un obiettivo
  2. Mettere in pratica la conoscenza cercando il punto ottimale per cui la conoscenza acquisita è sufficiente per raggiungere il risultato atteso 



Note: 

Ringrazio Carlo Paris – studente magistrale al Politecnico di Torino in Fisica dei Sistemi Complessi – per il tempo dedicatomi, per avermi spiegato in parole semplici molti dei concetti presentati e per aver contribuito attivamente alla stesura dell’articolo grazie alla sua capacità critica e ai molteplici feedback.