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Pensiero Positivo: 4 effetti collaterali

Siamo bombardati da media, guru e libri di self-help con un solo messaggio: il pensiero positivo. Ma quali sono gli effetti collaterali e cos'è la "Via Negativa alla Felicità"?

Sono anni che siamo bombardati da media, guru e libri di self-help con un solo messaggio: il pensiero positivo.

Ve ne siete accorti?

  • Ci insegnano a coltivare la positività, estirpando pensieri ed emozioni negative;
  • Predicano l’importanza dell’ottimismo;
  • Ci spingono ad essere sempre carichi a mille.

Il fine ultimo di tutto questo è, ovviamente, raggiungere felicità e successo

Con questo blogpost non voglio assolutamente affermare che questo modo di pensare sia sbagliato, anzi… se avete trovato un equilibrio grazie ad esso, buon per voi.

Il mio scopo è solo quello di mostrarvi un punto di vista alternativo: una “Via Negativa alla Felicità”.

È così che la chiama Oliver Burkeman, scrittore e giornalista britannico autore di “La Legge del Contrario, stare bene con sé stessi senza preoccuparsi della felicità”.

Nelle sue 200 pagine, Burkeman passa al setaccio i punti cardine della filosofia della positività, con testimonianze di psicologi, filosofi ed esperti comportamentali. 

Ne analizza le criticità e poi propone un modo controintuitivo per vivere serenamente, già attuato da moltissime persone nel corso della storia, dagli stoici dell’antica Grecia fino a giorni nostri.

Siete curiosi di saperne di più?

Prima vediamo insieme come il Pensiero Positivo ci sta ingannando e poi capiamo cosa ci suggerisce il buon Oliver.

I 4 effetti collaterali del Pensiero Positivo

1. Positività, sempre e comunque! 

pensiero positivo per essere felici

I Profeti dell’Ottimismo ci insegnano a proiettare nelle sale cinematografiche delle nostre menti solo film in cui siamo i vincitori, sempre all’altezza delle sfide con cui ci misuriamo.

Questo tipo di Pensiero Positivo non è altro che il risultato delle cosiddette “tecniche di visualizzazione”: ci concentriamo solo sul felice esito delle situazioni, credendoci sicuri ed imbattibili.

Ma avere delle aspettative non permette sempre che queste si realizzino. 

Anzi, a volte provocano l’effetto contrario.

Perché? Ve lo dico subito!

Se ci immaginiamo con un trofeo in mano, in parte già ci convinciamo di averlo meritato e vinto, pertanto non ci impegniamo più come dovremmo per ottenerlo davvero.

L’ottimismo incondizionato ci lascia impreparati quando le cose vanno male, perché non sappiamo affrontare le circostanze negative o semplicemente diverse da quelle che ci aspettavamo.

Vedere sempre il bicchiere mezzo pieno costa una grande quantità di energie. Se queste, ad un certo punto, non bastassero, rischieremmo di cadere in una depressione ancora più nera.

2. Il mito della Motivazione

pensiero positivo la motivazione

Altro imperativo del Pensiero Positivo è quello di dover essere sempre “carichi a molla“.

Quindi, vai con le diete a base di video di discorsi motivazionali, podcast ispirazionali, musica epica sparata nelle orecchie e frasi melodrammatiche gridate con convinzione davanti allo specchio!

È fondamentale per la riuscita dei nostri progetti di vita: senza una potente spinta motivazionale non arriveremmo da nessuna parte e rischieremmo di essere vittime del tanto temuto fallimento. (Di questo parleremo più tardi).

So a cosa state pensando…

“Beh? Qual è il problema con questo punto?

Un po’ di grinta ci vuole, no?!”

Sono d’accordo.

Il punto è che questo modo di ragionare ci mette in una condizione passiva.

Pensate ad un atleta professionista che si sta preparando per una gara importante: siete convinti che non abbia giornate “no”? 

Pensate che abbia tutto l’anno la stessa determinazione e passione?

Sicuramente c’è un fuoco sacro che brucia al suo interno costantemente, ma si tratta comunque di un essere umano e come tale è vittima di alti e bassi.

Se aspettasse l’ispirazione per allenarsi, potrebbe non farlo per giorni e giorni.

Il punto è che dando troppa importanza alla nostra carica emozionale, presupponiamo che questa sia necessaria per compiere una determinata azione.

Risultato?

Se le condizioni per studiare, lavorare o allenarmi non sono quelle che ritengo ideali, cado nella trappola della procrastinazione.

3. Definisci degli obiettivi e fai di tutto per raggiungerli

pensiero positivo per raggiungere gli obiettivi

Questo è un punto cardine della filosofia del Pensiero Positivo: per vincere una gara bisogna sapere prima di tutto dov’è il traguardo.

Il consiglio dei Guru è quello di scrivere nel modo più dettagliato possibile il nostro scopo con carta e penna; serve ad imprimerlo dentro di noi, oltre che sul foglio.

Questo è l’unico modo per raggiungerlo.

Nulla da eccepire no?

Pare invece, secondo Burkeman e le sue ricerche, che darsi degli obiettivi e cercare di perseguirli sia altamente controproducente, oltre che insensato.

Prima di tutto, per la dose di stress che ci provoca e che ci auto-infliggiamo.

E poi perché, alla base di questa pianificazione del futuro, non c’è determinazione, ambizione o consapevolezza, ma paura.

Un profondo disagio provocato da un senso di incertezza.

“Ma come? Una persona che sa cosa vuole e combatte per ottenerlo è insicura?

A quanto pare sì: definire un percorso e un punto di arrivo sulla mappa non ci fa sentire persi e ci dà un senso di sicurezza. 

Presi dalla sensazione di affogare, infatti, ci aggrappiamo ai nostri obiettivi, per nuotare velocemente verso il primo pezzo di terra.

4. Celebra le vittorie, evita il fallimento

pensiero positivo celebra le vittorie evita il fallimento

Eccoci arrivati al nemico numero uno del Pensatore Positivo: il fallimento.

È ovunque intorno a noi, solo che non lo vediamo o decidiamo di non vederlo.

I media hanno la loro parte di colpa in questo: si sente parlare dei vincitori, ma quasi mai dei perdenti. 

Questi ultimi sono destinati a rimanere per un attimo sotto i riflettori nel momento dell’umiliazione, per poi passare il resto della vita nell’oblìo. 

Mentre la celebrazione dei vincenti continua, ci dimentichiamo degli altri.

Ma il fallimento esiste, eccome.

La domanda che vi frulla in testa ora immagino sia più o meno questa:

“Mica dovrò essere contento dei miei insuccessi e festeggiare pure?! “

Certo che no.

Ma c’è una grossa differenza fra dire “ho fallito” e “sono un fallito”.

Ritrovarsi a dire o pensare la seconda versione della frase è molto facile perché, come DiCaprio in Inception, ci hanno innestato l’idea che il fallimento sia da evitare a tutti i costi in quanto testimonianza della nostra incapacità.

Gli incidenti capitano in ogni percorso ma, venendo censurati, sembrano non esistere e quando siamo noi a sbagliare ci sentiamo soli.

Guardando ciò che pubblicano i vostri amici sui social, non vi siete mai chiesti com’è che agli altri va sempre tutto bene e a voi no?

La via negativa alla felicità

Lo so, starete pensando: 

“Adesso che ci hai distrutto le poche sicurezze che avevamo che facciamo? Sprofondiamo nella depressione e tanti saluti?”

Ovviamente no.

Burkeman fortunatamente ci salva dal pessimismo cosmico, illustrandoci un’alternativa che lui chiama “La Via Negativa alla Felicità”.

Eccone i punti chiave:

1. Aspettati il peggio

pensiero positivo aspettati il peggio

Questo è l’esatto opposto di quanto predicato dagli ottimisti cronici!

So che si può essere scettici a riguardo, ma il nostro caro Oliver crede davvero che pensare al peggio sia la cosa migliore da fare per raggiungere la felicità.

Se non vi fidate di lui, credete almeno a Seneca.

Sì, perché questa teoria trova le sue radici nello stoicismo, di cui il famoso filosofo greco era uno dei maggiori esponenti. 

Questi signori affermavano che premeditare i mali aiuti a mitigare l’ansia

Questo perché avendo già visto nella nostra testa la versione horror del nostro futuro, siamo preparati al peggio. 

Le cose poi, sicuramente, non andranno tanto male come pensavamo. 

E noi saremo pronti.

In definitiva, immaginare uno scenario disastroso ci fa rivalutare le cose in modo più razionale.

Dare una nuova considerazione ad un rapporto, un impegno o un hobby, li riporta al centro della nostra attenzione e come risultato torniamo ad apprezzarli

2. Le emozioni e i pensieri sono di passaggio

pensiero positivo le emozioni sono di passaggio

Qui ci addentriamo in un territorio religioso-zen!

Quanto Burkeman suggerisce e che sto per riportarvi è preso in prestito dal buddismo.

Il Saggio dice “distaccati da pensieri ed emozioni e non ne sarai più dipendente”. 

Ok, ho parafrasato un pochino.

Ma il punto è che se riuscissimo a considerare “passeggeri” i nostri stati emozionali, come facciamo col tempo atmosferico, possiamo prenderne atto senza esserne in balìa.

A quel punto, la tanto esaltata “motivazione” predicata dal Pensiero Positivo non sarebbe più così essenziale.

Potremmo riconoscere subito la nostra voglia di procrastinare lo studio per l’esame, l’allenamento in palestra o il lavoro sul progetto da consegnare e agire di conseguenza, proseguendo per la nostra strada.

È più facile a dirlo che a farlo, ci vuole molto allenamento mentale. 

Ma vale la pena tentare.

3. Non fissare obiettivi a lungo termine

non fissare obiettivi a lungo termine

Il futuro è tutto tranne che certo e programmabile. Questa è la realtà.

Accettare l’incertezza e apprezzarne il suo potenziale nascosto ci permette di vivere meglio il presente e il futuro.

Avere una visione definita ci dà un senso di efficacia, ma anche molte tensioni e soltanto un’illusione di sicurezza, come dicevamo. 

Questo perchè aspettative e obiettivi sono fratelli gemelli: nascono nello stesso istante.

L’autore, però, non suggerisce di gettare la carte nautiche in mare e navigare a vista. 

Si tratta semplicemente di avere piccoli traguardi giornalieri.

Il modo migliore per affrontare la questione può essere appreso dalle rane: 

“Goditi il sole su una ninfea finché non ti annoi, poi al momento giusto spostati su un’altra e restaci per un altro po’. Continua così, in qualunque direzione ti sembri giusta.”

In questo modo non posticipiamo la felicità a una settimana, 6 mesi o 10 anni, ma ne godremo giorno per giorno, saltando da una ninfea all’altra.

4. Liberati dalla paura del fallimento

liberati dalla paura del fallimento con il pensiero positivo

Gli insuccessi sono un passaggio obbligatorio nel viaggio di tutti noi.

È necessario, quindi, rivalutarli e prenderli per quello che sono, senza vergogna. 

Questo per due motivi:

1. Siamo umani, non supereroi: i fallimenti sono più comuni di quanto vogliamo ammettere. Semplicemente, capitano e non c’è motivo di nasconderlo. Siamo vulnerabili e non possiamo controllare tutto.

2. Sono utili: aprirsi all’esperienza del fallimento può rivelarsi fondamentale per raggiungere una serenità completa e consapevole.

Inoltre, è proprio durante i tempi bui che veniamo messi alla prova e cresciamo maggiormente. In una carriera lavorativa, sportiva o accademica questi sono persino augurabili, al fine di un pieno sviluppo delle nostre capacità.

In un altro articolo abbiamo parlato proprio della cultura del fallimento, spiegando che gli insuccessi sono un acceleratore per la nostra crescita personale e professionale e bisogna valorizzarli.


Questa è, in sostanza, la Via Negativa alla Felicità. 

Non vi sto suggerendo di gettare la spugna e di accantonare i vostri progetti di vita, sia chiaro. 

Tutto questo non va visto come rassegnazione, ma come una presa di coscienza.

Un punto di vista alternativo

Personalmente, trovo che la capacità di rimanere nell’incertezza, nel dubbio e nel mistero, senza l’impazienza di dover correre dietro ai fatti e alla ragione, sia importante in tempi complessi come quelli in cui stiamo vivendo.

Così come non sentire l’obbligo di essere completi e perfetti.

È come togliersi un grosso peso dalle spalle, ci sentiamo subito più leggeri.

Voi che ne pensate?

Spero che questo articolo vi sia stato utile per capire come rimettere al centro le vostre priorità ed i vostri obiettivi, con i giusti tempi e le giuste modalità, senza farvi prendere dalla “febbre dell’ottimismo”.


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