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Conosciamo la Founder di Heroes Maratea: Andreina Serena Romano

Andreina Serena Romano ci racconta la sua storia. Dal suo ritorno in Basilicata ai suoi progetti nel mondo del tech e fashion.

“Ho sempre cercato di dare il massimo, ho percorso strade senza aver paura e ho scelto di agire anche quando significava perdere qualcosa.”

Andreina Serena Romano

In questa nuova tappa del viaggio motivazionale – la rubrica in cui intervisto donne di successo nel mondo del digitale, dell’imprenditoria e della tecnologia, che attraverso la loro esperienza vogliono favorire l’empowerment di altre donne – conosceremo Andreina Serena Romano, CEO Atomica & Heroes MarateaFounder Fashion Tech Week & Italian Confidential.

Dalla Basilicata per cambiare il mondo scrive sui suoi profili social.

Un Bachelor of Art in International Business alla Nottingham Trent University nel Regno Unito per poi fare ritorno nella sua terra, dove ha continuato la sua formazione in marketing e strategia d’impresa con specializzazione nel settore del Made in Italy.

È founder di uno degli eventi più amati nel panorama innovazione in Italia, Heroes Maratea in Basilicata.

In questa intervista ci parlerà della scelta di rientrare nella propria regione e dedicarsi al suo sviluppo, dei suoi progetti, del suo mindset e della voglia di aiutare altre donne e dare un’immagine diversa di donna all’interno della società. 

Rientrare in Basilicata e fondare Heroes Meet in Maratea

Andreina Serena Romano Heroes Maratea

AS: Circa dieci anni fa, a un certo punto mi sono fermata a riflettere su cosa volevo fare del futuro.

Stavo facendo qualcosa che realmente avrebbe migliorato la mia vita?

A quel punto ho capito che abbandonare Milano e tornare in Basilicata per provare a fare qualcosa di buono per la mia terra poteva forse essere la scelta giusta.

Così sono tornata a Potenza, con qualche paura, tanti sacrifici, ma con la consapevolezza di non essere più un numero ma di essere Andreina, la persona che realmente volevo essere. 

Certo, la Basilicata non è il migliore territorio dove lasciarsi andare o seguire i propri sogni ma, si sa, i luoghi difficili sono quelli dove si può fare meglio.

Sapere di lavorare per migliorare il proprio territorio è qualcosa che rende molto di più di qualsiasi ritorno economico o medaglia sul petto. 

A: “Al Sud esiste un’oasi sospesa tra terra e mare, che al finire dell’estate si trasforma in una visionaria roccaforte dell’economia”.

È così che Forbes definisce Heroes Meet in Maratea, cosa rappresenta per te e quali sono stati i vostri punti di forza?

Heroes meet in Maratea

AS: Heroes è stata una grande sfida, per il territorio e per noi organizzatori.

Dopo cinque anni posso dire che è un appuntamento imperdibile per tutti gli innovatori, e questo mi rende fiera del lavoro portato avanti da tutto il team. 

Tra i punti di forza sicuramente la scelta di un territorio diverso, la possibilità di creare un’esperienza unica lontana da quella dei convegni o degli eventi a cui siamo abituati.

A questo va aggiunto il lavoro su nuovi format che rendono l’evento ogni anno diverso, la capacità di scoprire e invitare personaggi che hanno fatto la storia del mondo tech, digital e dell’innovazione.

Ma soprattutto, puntare su un ecosistema fatto di persone e rendere quanto più collaborativo e corale l’evento.

Il mindset vincente

A: Ti è stato mai detto: Lascia stareè inutile… e, come hai reagito?

AS: Ogni giorno, da quando ho 16 anni. 

“Lascia stare questo”“lascia stare quello”“non fare questa cosa”“non comportarti in questo modo”.

Le persone pensano di potere tutto, anche dirti cosa fare.

Ma mai, bisogna farsi buttare giù da questo. 

Molto spesso sono sfide impossibili e difficili, e troppo spesso decidiamo di rinunciare, rimanendo con quell’amaro in bocca che sicuramente non ci fa bene.

Le mie reazioni?

Per fortuna sono testarda e quando ho qualcosa in mente devo farla; quindi non ho mai pensato fosse inutile quello che facevo e tantomeno ho dato ascolto alle persone che me l’hanno detto. 

Questo non vuol dire che non bisogna ascoltare quello che ci consigliano gli altri, ma avere la consapevolezza che se qualcosa è realmente nelle nostre facoltà e se davvero ci crediamo, provarci non costa niente

A: Qual è stato il mindset che ti ha consentito di realizzare i tuoi sogni?

AS: Non dire mai “Questo non posso farlo”.

Cerco di non fermarmi davanti alle paure: per poter fare qualcosa è fondamentale superare ogni limite che pensiamo di avere

I progetti nel settore della moda

A: Parlaci di Italian Confidential e del manifesto femminile alla base di esso!

Italian Confidential Andreina Serena Romano

AS: Italian Confidential è un sogno che ho da quando ero bimba.

Quando avevo circa 10 anni, ero una bambina in forma, con le guance tonde, piena e felice. 

Ma non ero in linea con gli standard delle bambine della mia età.

Le mie forme mi hanno fatta sentire inadeguata per molto tempo.

Finché non ho capito che questo era il mio corpo ed io l’amavo così: per ogni dettaglio, per ogni centimetro in più, per tutto.

Se potevo amarlo io, potevano amarlo tutti.

Da piccola sognavo di realizzare un progetto che ci rendesse tutte uniche senza doverci nascondere.

Dopo molti anni, ho lanciato Italian Confidential: un brand inclusivo che mette al centro la donna e tutto quello che ha sempre dovuto nascondere.

A: Italian Confidential non è l’unico progetto nel campo della moda a cui ti stai dedicando.

A maggio a Milano ci sarà il primo fashion tech week in Italia di cui tu sei la fondatrice, quali sono le tue aspettative sull’evento?

AS: Il mondo della moda ha bisogno di una spinta, soprattutto da noi in Italia.

Spesso mi piace definirlo un mondo poco democratico.

Con questo evento, l’idea era creare un momento e uno spazio in cui riflettere sui cambiamenti dell’industria moda.

Saranno tre giorni intensi, internazionali e pieni di spunti per tutti gli operatori interessati a questo settore e all’indotto.

Abbiamo creato un gruppo di lavoro diverso, che raccoglie ogni specializzazione e copre tutto il territorio e già da qualche mese stiamo lavorando sodo per renderlo un evento importante nel settore e ripeterlo ogni anno.

Abbiamo scelto un nome particolare per questa prima fashion tech week italiana: Pow-Wow

Un’unione tra il power dell’innovazione e il wow della moda. 

Una donna nel mondo dell’imprenditoria e della politica: curiosità e consigli di Andreina

A: Dunque segui vari progetti, hai molti impegni e conseguenti responsabilità, cosa fai per conciliare tutto e mantenere il giusto focus?    

Andreina Romano Heroes Maratea

AS: Lavoro in gruppo, mi affido alle persone che lavorano con me, chiedo aiuto e cerco di capire come fare al meglio le cose.

In questo modo riesco a seguire bene tutto quello che faccio. 

Sicuramente anche dedicarmi a me stessa è un giusto modo per comprendere cosa voglio e come voglio farlo. 

A: Sei una donna in carriera nel mondo dell’imprenditoria e della politica: come vieni vista dalla società?

AS: Partiamo dalla politica: per la società sono una tra le tante che può servire a un qualche interesse, per i politici sono una donna da mettere da qualche parte.

Nel mio caso, spesso, un elemento fastidioso per quello che dico.

Quello che vorrei è una società dove le donne possano essere più al centro delle decisioni e non perché sono un pezzo delle politiche di turno ma perché davvero la diversità può fare molto per cambiare la nostra vita

Per quanto riguarda il lavoro, è dura.

Le donne non sono mai viste come coloro che esercitano potere o prendono decisioni.

Siamo quelle che devono sorridere e fare da mediatrici tra due uomini

Voglio essere sincera, per il mio carattere un po’ troppo duro, spesso divento intrattabile quando vedo questi modi di fare, mi viene voglia di urlare ed evitare le persone.

Agli uomini non viene mai detto che sono acidi o che sono nel loro periodo del mese difficile. 

Loro sono tosti e devono portare sulle loro spalle tutti i mali del mondo.

Beh, noi donne facciamo lo stesso, anche se in pochi ce lo riconoscono.

Lavoro e vita privata

A: Qual è per te il rapporto tra lavoro e vita privata?    

AS: Sono due cose distinte.

Non ti nego che fino a qualche anno fa per me la vita privata non poteva esistere.

Mi dedicavo completamente al lavoro e trascuravo gli affetti.

Poi ho capito che è fondamentale avere un rifugio e tenere le due cose distinte.

Sicuramente nessuno potrà restituirmi quello che ho perso, non c’è possibilità di tornare indietro.

Ma guardo sempre avanti, con la consapevolezza che certe rinunce ti lasciano l’amaro in bocca.

Ma nella vita devi fare delle scelte. 

A: Grazie di cuore per aver dedicato del tempo a rispondere a queste domande, di immenso valore per la nostra community. Saluti le nostre lettrici con un augurio per un 2020 atomico?

AS: Essere atomiche vuol dire farsi sentire. Non abbiate paura di dire o fare qualcosa, credete in voi stesse e sognate anche l’impossibile. Perché nulla in fondo è impossibile se è quello che realmente desideriamo

Conclusioni

Spero che questo articolo vi possa dare la carica per iniziare l’anno con grinta e ispirazione, capire come è possibile fare innovazione nel sud Italia e fare carriera nel mondo del digitale e della politica anche se sei una donna.

Leggi le storie precedenti della serie:

Gloria Chiocci: Superare la dislessia e diventare UX designer

Valeria Cagnina: Stravolgere il mondo dell’educazione con la robotica

Marta Ghiglioni: A 26 anni tra le donne più influenti nel digitale

Come ho superato la timidezza e fondato una startup pluripremiata – Mary Franzese

Donne di successo nel digitale – Virginia Tosti

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